sabato 5 marzo 2011

LA VITA FACILE di Lucio Pellegrini


La vita facile

REGIA: Lucio Pellegrini




ATTORI:

Pierfrancesco Favino

Stefano Accorsi

Vittoria Puccini

Camilla Filippi

Angelo Orlando

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GENERE: Commedia

DURATA: 102 min

Mario, Ginevra e Luca. Un trio di stronzi per un’Italia di papponi. Questo è il succo del film.

Mario è un medico chirurgo. Il film ci fa presumere che sia un medico di successo, con una bella casa e una bella moglie molto gnocca ma solo gnocca. Ed è una gnocca della peggio specie: quella traditrice. Il suo cervello ha in mente due cose sole: fare jogging e la vita facile.

Mario è medico di successo ma pure pirla, perché per far fare la vita facile a Ginevra s’infila in un casino (che rimane fumoso per tutto il film, fino alla fine, quando si comincia ad averne un minimo di sentore): avvalla il valore medico di alcune valvole (cardiache?) ad una ditta che le produce, facendo soldi a palate.

Scoperto, viene inviato e invitato da Sergio, il suocero (primario della clinica?), a sparire per un po’ andando in Africa a lavorare nell’ospedale dove lavora Luca, il figlio di Sergio che, medico idealista, ha abbandonato l’Italia schifato.

Mario ci va, sperando di poter rientrare presto e sperando anche nell’aiuto di Sergio a sistemare le cose all’italiana, parlando all’amico dell’amico. In realtà Sergio lo molla e per sempre.

Ginevra nel frattempo scopre tutto e va in Africa a trovare Mario e Luca (il film poi ci svela che fra Ginevra e Luca vi era stata una tresca nel periodo che Mario era stato immobilizzato in ospedale a causa di un incidente automobilistico per colpa di Luca).

In Africa Ginevra rivela la pochezza del suo esser-gnocca: anche lì pensa solo a far jogging nella savana, a rompere i coglioni a Mario e a rinfocolare la tresca con Luca. Così Luca piano piano sotto l’effetto della donna diavolo comincia a rivelare il lato peggiore che covava sotto l’apparente faccia d’angelo, mentre Mario, il cattivo, rivela i lati migliori di se stesso ma rimane sempre e comunque un pirla perché alla fine si fa infinocchiare da Ginevra e soprattutto da Luca che fregherà tutti.

L’Italia che dipinge Pellegrini in questo film non è più l’Italia scanzonata e da Brancaleone di “Figli delle stelle”, che si reggeva sul lato comico. Qui il film è irritante e dipinge un paese di figli di Verdone (mi riferisco ai tipici personaggi interpretati da Verdone, ovviamente, non alla persona): fedifraghi, bugiardi, maleducati, vaiassi, mammoni e cagasotto accomunati dalla vaga di idealità del “volemose bene” (che è ormai un retaggio del cinema italiano di stampo romanesco e neorealista).

Se questa è dunque l’Italia di oggi (e ci sono buone probabilità che lo sia, perché Pellegrini ne è uno spietato critico) c’è poco da ridere. E difatti nel film non si ride ma caso mai ci si snerva.

Voto: due stelle e mezzo.

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