martedì 15 marzo 2011

IL GUSTO GLOCAL del XXI secolo come elemento trainante


IL GUSTO GLOCAL del XXI secolo come elemento trainante

Questo nostro articolo parte da un intervista comparsa oggi sullo “International Herald Tribune” ai critici cinematografici americani A.O. Scott e Manohla Dargis (Hollywood’s up-again, Down-again moments: The critics' view[1]) . Nell’articolo c’è una frase di Manhola Dargis che mi ha colpito: Now the most popular movies are often the junkiest. Questa frase è certamente vera, se non che a mio parere la qualità dei junkiest movies si è alzata o quanto meno il pubblico ha alzato il livello del suo gusto. Io non credo che Iron men 2 il più junkiest in assoluto dei film che ho visto abbia avuto molti apprezza tori ed apprezzamenti; o la Bellezza del somaro di Castellitto in Italia (uno dei film più irritanti e noiosi dell’anno 2010 con pretese culturali – il che è peggio).

Questo innalzamento di gusto ha proceduto di pari passo con il ritorno del pubblico nei cinema (di centro anche – dove magari il pubblico è più anziano rispetto ai multiplex, ma d’altronde la nostra è una nazione anziana).

Abbiamo visto buoni film: 20 sigarette di Amadei, Cosa voglio di più di Soldini, La Passione di Mazzacurati, Mine vaganti di Ozpetek, Una vita tranquilla di Cupellini, La nostra vita di Luchetti, Figli delle stelle di Pellegrini, Manuale d’Amore 3 di Veronesi, Il Gioiellino di Molaioli, La vita facile sempre di Pellegrini.

Anche sul lato Hollywood c’è stata una ripresa della qualità (A.O.Scott cita Black Swan, The Social Network, True Grit, The Fighter e The King’s Speech), che fa ben sperare per l’abbandono della ossessiva moda dei remake

Ovviamente questo innalzamento di gusto è stato affinato dalla sempre più forte figura dello spettatore/fruitore (di prodotti) in quanto pro-sumer [pro(ducer & con)sumer]. Una figura altamente individuale (tipica del Web 2.0) che fa le scelte in proprio e determina le direzioni del gusto e della produzione.

Anche chi fa indagini di market per produrre film mainstream non può che scontrarsi con tale expertise altamente qualitativa (rispetto al passato) dello spettatore – consumatore&trend setter allo stesso tempo.

D’altronde, mutatis mutandis, è lo stesso livello qualitativo di vita che trasmesso dal softpower (mainstream) dei social media, cinema e musica occidentale ha penetrato paesi islamici (apparentemente) integralisti e ha spinto le classi più fertilizzate dai semi del softpower occidentale a chiedere un livello migliore di vita, democrazia e giustizia che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni, indipendentemente da quali saranno poi le conseguenze delle rivolte in atto.

E’ dunque in atto una tendenza generale di un gusto sempre più qualitativamente alto e sempre più glocal.

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