lunedì 31 ottobre 2011

QUANDO LA NOTTE di Cristina Comencini


Quando la notte

REGIA: Cristina Comencini.

ATTORI: Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon.

GENERE: Drammatico

DURATA: 114 min


Marina e Marco arrivano in un paese delle Alpi (quali Alpi non si sa). Vanno a trascorrere un mese di vacanza. Marco un bambino di appena due anni necessita aria di montagna. Il dottore ha consigliato a Marina di portarlo in montagna e non al mare. Il marito è rimasto in città (Roma?). Verrà a riprenderli alla fine della vacanza.

Vanno ad abitare in una casa tranquillissima alla fine del paese. L’appartamento è di Manfred, un montanaro cupo e scontroso che fa la guida turistica. Manfred viene da una famiglia di tre fratelli, abbandonati da una madre che è fuggita negli Stati Uniti quando loro erano piccoli. Una madre che il giorno che è fuggita ha lasciato la tavola apparecchiata con la colazione per i bambini. Come assolvimento del suo ultimo dovere di madre…

Marina è in fuga anche lei. Da cosa non si sa. Fugge da un pensiero ruminante ed ossessivo che non le dà la pace. La trattiene per strada e non la fa arrivare. Sa di essere una madre. Sa di essere una moglie. E tuttavia non ha il coraggio, non ha la forza e la fermezza di accettare ruoli che nessuno ha saputo (né mai saprà) insegnarti. I ruoli si imparano per strada, con mille errori e paure.

Queste due anime improbabili a fondersi, Manfred e Marina, son destinate però ad incontrarsi. E sarà un incontro difficile. Ossessivo. Un incontro che il tempo insegnerà loro qual è il modo migliore per incontrarsi e fondersi in una fusione impossibile.

Un film dai toni di un dramma di altri tempi. Un film sugli archetipi che albergano nelle parti più infime dell’animo femminile e maschile e che l’istinto di entrambi i generi mette in azione con lo scontro e l’avvicinamento, fino alla separazione. Un film che scende fino alla profondità di quegli archetipi e si interroga sull’inaccessibilità delle ragioni che pruomuovono i sentimenti e le azioni dell’essere umano.

Un film bello, drammatico ed angosciante. Che effettivamente dà la sensazione di una lunghezza interminabile per come ti mette in uno stato di sofferenza visiva.

Sinceramente non capisco le critiche che furono fatte al festival di Venezia. Erano forse contestazioni guidate? Il film è bello anche se pieno di tensione che rasenta l’angoscia e tuttavia non giustifica quelle contestazioni.

L’unico difetto a nostro avviso è la scelta degli attori che interpretano i montanari. Non hanno un accento nordico. Soprattutto Filippo Timi, che è bravissimo! (Anche la Pandolfi!), ma non convince come uno che si chiami Manfred. Da un Manfred ci si aspetterebbe un ben altro accento.

Voto: 3 stelle

giovedì 27 ottobre 2011

Daphni Leef




Avec Internet, Facebook, le peuple peut "voter" sur de choses très importantes.
Or le peuple, c'est nous: nous avons le pouvoir, le peuple d' Israël a le pouvoir!

martedì 25 ottobre 2011

¡Indignaos!, de Stéphane Hessel


Mirad a vuestro alrededor, encontraréis los hechos que justifiquen vuestra indignación. Encontraréis situaciones concretas que os llevaran a emprender una acción ciudadana fuerte. ¡Buscad y encontraréis!


domenica 23 ottobre 2011

Renzi alla 7 stasera


Renzi stasera sei parso veramente ridicolo. Crozza quando ti imita non ti rende merito. Sei inimitabile. Parli tanto perché la bocca precede il pensiero. Saltelli. Sei irrispettoso. Un po' becero come tutti i fiorentini. Mostri tutta la tua irruenza immatura da bambinone. Hai fatto veramente una figura magra a confronto con Cofferati. Ti apprezzo perché nonostante tutto cerchi di innovare e tiri fuori idee. E questo va rispettato. Ma sicuramente come personaggio politico sembri più un comico di strada che uno statista. Un nerd cresciuto che rimane sempre un nerd.

martedì 18 ottobre 2011

Sposiamo la creatività e la voglia di crescere


C'è un'Italia che non ha alcuna intenzione di arrendersi al declino e che, anzi, vuole continuare a crescere . Con la forza delle idee. Senza aspettare la politica. E questa è l'Italia delle aziende creative che nonostante la crisi producono ed aumentano il fatturato, migliorando il prodotto ed investendo in tecnologia. Questa è l'Italia dei giovani che creano un nuovo modo di intendere la politica. LORO SONO LA POLITICA. L'antipolitica vera è quella che siede in parlamento: una classe vecchia, sorda alle innovazioni, cotta da anni passati in una professione che li ha abbrutiti e allontanati dai reali problemi. L'antipolica non è chi crea economia REALE e pone BISOGNI REALI: LORO SONO LA POLITICA.

lunedì 17 ottobre 2011

THIS MUST BE THE PLACE di Paolo Sorrentino


This Must Be the Place

REGIA. Paolo Sorrentino

Attori: Frances McDormand, Eve Hewson, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten.

Genere: Drammatico

Durata: 118 min


Cheyenne una ex rock star famosa che in passato aveva cantato addirittura con Mick Jagger (pardon: Mick jagger aveva cantato con lui), vive isolato in una splendida villa castello in Irlanda, arredata con l'essenziale ma di buon gusto. In cucina ad esempio campeggia una grande scritta "CUISINE" ("Perchè l'architetto ha scritto CUISINE nella nostra cucina? Lo sappiamo che è la cucina...") nella piscina non c'è l'acqua ma ci giocano lui e la moglie ad una specie di pallammano... E lui perde sempre. Lui è depresso. Lui è una maschera. Una cariatide. Si trucca. Si dà il rossetto. Si colora le unghie fin da quando era un ragazzino e suo padre lo odiava per questo...il padre è una figura irrisolta. La morte di due ex compagni è una situazione irrisolta ed entrambe le situazioni gli procurano sensi di colpa che lo hanno portato ad un tipo di vita in cui lui è chiaramente vivo per il solo motivo che respira.
La morte del padre lo fa ritornare a casa. Una casa di ebrei, un quartiere di ebrei, una cultura di ebrei che lo porterà a riimmergersi in un'atmosfera in cui lui è davvero un pesce fuor d'acqua.
In questo ritorno alle origini si vedrà spinto ad affrontare l'origine dei suoi attuali problemi: quel numero tatuato sul braccio destro del padre: il numero di un'internato in campo nazi a cui ha sopravvissuto. E qui si salderà un'irreale storia: la caccia al nazi che ha torturato il padre e il leitmotiv dell' on the road decollerà, secondo la migliore tradizione del cinema americano.
Scenari suggestivi. Colori bellissimi. Film bizzarro. Grande amore per la musica, soprattutto per i Talking Heads. Da cineteca la scena in cui David Byrne suona "This must be the place" (solo per questa scena il prezzo del biglietto potrebbe essere pagato). Un film che talora sembra ammiccare a Taxi driver, soprattutto per i dialoghi senza senso fra i personaggi ("Sto cercando di far mettere insieme una ragazza triste con un ragazzo triste, ma forse tristezza e tristezza non sono compatibili" - "Non sto cercando me stesso. Sono in New Mexico, non in India..."), come i memorabili dialoghi fra Travis e Mago.
Ma soprattutto appare un film sulla compassione fra gli umani. Una compassione istintiva che si genera dalla semplice coscienza dello stesso dolore che ci fa vivere e ci dà la forza di andare avanti ogni giorno e che istintivamente si riconosce nell'altro nel momento stesso del contatto.

E' un film fatto da uno che ha talento ma volendo scrivere in un'altra lingua che non sia quella madre, naturalmente si autolimita. E perciò scopiazza da altri scrivendo in modo abbastanza lineare e semplice. Così è per il film di Sorrentino: un talento espresso in una lingua non propria che sceglie un modello molto battuto per esprimere il proprio talento, perché così è più facile. Una lingua in cui non può brillare per maturità ovviamente ma tuttavia lascia trapelare il talento.

Voto: tre stelle.

domenica 16 ottobre 2011

Perché ora Draghi e altri esponenti del potere riconoscono le ragioni dei giovani?


Evidentemente è il trend. Quando si instaura un trend (ovvero io parlo così perché un altro di cui stimo l' autorità nel settore ha parlato così avendo accettato quest'ultimo il pensiero di qualcun altro che aveva già espresso un'opinione simile e la cui autorità era indiscussa...) ci si appoggia ad effetto domino...è d'altro canto palese anche per chi sta all'interno del sistema finanziario che questo modello comincia a mostrare segni di cedimento e necessita delle rettifiche perché continui. Insomma chi è nel sistema come si accorgere che il fallimento di una banca possa mettere in crisi il sistema stesso ora comincia a capire che avere masse di giovani senza prospettive crea altrettanti problemi che il fallimento di istituti finanziari. Perciò i più illuminati (e forse Draghi è di questi) sposano dunque la massima bisogna che tutto cambi perché nulla cambi.

Il diritto alla protesta non va confuso con la violenza deviata


Ci risiamo. mi sembra di rivedere gli anni Settanta. Le ragioni vengono soffocate dalla retorica dell'antiviolenza. In nome dell'antiviolenza si cominciano ad annullare le ragioni di chi ha il diritto di protestare. La violenza deviata (cioè manovrata) allora (negli anni Settanta) e oggi colpisce il diritto alla protesta di quei gruppi (clusters) che con diritto IN TUTTO IL MONDO si sono mossi per smascherare un sistema che ha abusato della estrema libertà concessa al potere finanziario speculatore e si è fatto connivente di quel sistema finanziario stesso, prepotente e irrispettoso dei diritti del MONDO.

Chi sta all'informazione consapevolmente o inconsapevolmente non fa che ripetere il gioco del potere deviato come esattamente è successo negli anni Settanta.
Ora in nome dell'antiviolenza arriveranno le restrizioni al diritto di manifestazione, che aiuterà ad inasprire lo scontro e inasprirà anche le misure anti manifestazione in una spirale fino alla repressione (?)

sabato 15 ottobre 2011

Telese sei fuori strada - questi giovani li tradisci e non li capisci!


TELESE questi giovani hanno le idee più chiare di te. TU e PORRO siete miopi o in malafede. Qui i giovani parlano di un diritto di esistenza e voi volete fare la trasmissione sulla violenza, quando quei ragazzi di Roma che volevano manifestare pacificamente l'hanno subita la violenza, perché hanno visto dissolversi quella che era la loro grande possibilità.
Voi continuate nell'ottica dei partiti e basta. Che colpa hanno questi ragazzi se qualcuno gli ha rovinato la festa? Perché volete far pesare su di loro la responsabilità?

Condanniamo chi ha operato la violenza non chi ha subito quella del capitalismo finanziario e quella di oggi dei Blackbloc (?)

La storia delle deviazioni degli anni Settanta si ripete?


Dopo aver visto quello che è successo a Roma (e che sempre accade in Italia e meno raramente in altri paesi) non posso fare a meno di pensare che gli anni Settanta non siano affatto morti. C'è evidentemente delle "cellule dormienti" (estrema destra, estrema sinistra, servizi segreti?) che mai si sono assopite durante tutti questi anni e che ancora lavorano nell'ombra per deviare, come la storia degli "Anni di piombo"ci insegnano, le manifestazioni giuste di chi oggi protesta contro un capitalismo finanziario (selvaggio) come allora si manifestava giustamente per i diritti di classe.

venerdì 14 ottobre 2011

We need new models to enhance a new growth in global Capitalism


Mario Draghi has recently warned that in order for Italy to repay its debts it has to adopt policies that enhance the growth of the Italian Economy (an indirect criticism of Giulio Tremonti, the Italian minister of finance).

Of course to produce that enhancement in Italy it shouldn’t be too complicated given the exaggerated fiscal pressure.

There is a lot of talk about growth. The need to enhance a new growth in global Capitalism, but probably time has come to change the model. The current model has become unsustainable and stagnant it cannot produce neither wealth, growth, nor happiness any longer.

The growth model has to be reoriented. We need new models. We should be running the economy to increase happiness (compassion and respect for the environment) not just to aim to increase the economy for the profit sectors (i.e. relentless pursuit of GNP to the exclusion of other goals).

“In the US, GNP has risen sharply in the past 40 years, but happiness has not. Instead, single-minded pursuit of GNP has led to great inequalities of wealth and power, fueled the growth of a vast underclass, trapped millions of children in poverty, and caused serious environmental degradation” (Jeffrey Sachs)

giovedì 13 ottobre 2011

LA LINGUA INCOMPRENSIBILE DI UNO CHE VUOLE INTERCETTARE GLI INDIGNADOS!


Bersani alla sette:...attraversare il Mar Rosso senza bagnarsi i piedi...politica ecclesiastica...persone del destino...ascolto del mistero...sto dentro al solco della costituzione...devi caricarti del problema di una mediazione...il codardo oltraggio sia pari al servo encomio....ma che lingua parla?
Dopo Totò (alias Tonino Di Pietro) un altro che parla come una sfinge...e lui vuole intercettare i giovani indignados??? Col cavolo che li intercetta uno che parla così!!!

mercoledì 12 ottobre 2011

Ma La Russa c'è o ci fa?



La Russa alla 7: Ma La Russa c'è o ci fa?
Questo è uno che trasforma tutto in una ripicca infantile fra bambini che litigano per le figurine: e fa il ministro :-( in che mani che siamo finiti!
Anzi in che bocca siamo finiti....


martedì 11 ottobre 2011

Mentana meno sofismi sulle conventicole del parlamento nostro e più informazione internazionale


Mentana ama i meandri inaccessibili ed oscuri di casa nostra. Il rapporto (nel suo telegiornale) è 25/28 minuti di rompicapo dei nostri assurdi politicanti e 1/2 minuti di informazione internazionale. E' un telegiornale di una bella espressione di provincialismo.
Il mondo va come Sebastian Vettel, noi siamo indietro su tutto e lui si concentra sulla nostra condizione di bradipi e retroattivi.
Mentana meno sofismi sulle conventicole del parlamento nostro e più informazione internazionale, che così almeno avremo qualcosa da imparare!

domenica 9 ottobre 2011

Dell'antipolitica, del popolaccio leopardiano a proposito di un articolo di Guido Rossi sul "Il Sole 24 Ore" di oggi


Apprezzo moltissimo gli articoli di Guido Rossi, la domenica, su "Il Sole 24 Ore". Sono talora degli articoli "visionari" (id est: creativi). In questo paese abbiamo bisogno di visionari, perché di senescenti ce n'è anche troppi.
Però questa volta mi trova in disaccordo. Per criticare una certa tendenza antipolitica che si respira oggi, cita il Leopardi che gli serve per accomunare classe dirigente e popolo (in quanto ovviamente la classe politica non sarebbe che lo specchio dello status del paese): " Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico dei popolacci".

Ma perché, mi chiedo, quello che tutti ora chiamano antipolitica dev'essere per forza antipolitica, per il fatto di non riconoscersi più nel sistema attuale dei partiti?
Io, il Della Valle non lo conosco personalmente e dunque non posso giurare sull'uomo, ma non vedo perché, se ha comprato delle pagine a pagamento sui maggiori quotidiani italiani (lui che se lo può permettere) per esprimere il suo pensiero civile, si debba parlare di antipolitica e non di impegno civile? .
Voler insistere sul sistema dei partiti come l'unico modo di rappresentazione democratica questa sì che è cecità e inattualità. E' non volersi rendere conto che nella rete e nei sistemi di comunicazioni in generale è GIA' nato un modo di far politica diverso e più rappresentativo.
Si è imparato, in rete, a creare movimenti e gruppi di opinione creativi ed innovativi (ultimi casi: Adbuster.org, piratenpartei.de) che hanno finalmente strategie comunicative, aggregative e politiche basate su una visione rappresentativa più diretta e più vera: quella collettiva/globale. I leader, quando vi saranno e se vi saranno, nasceranno per una sorta di selezione naturale (e non professionale), ovvero in modo orizzontale e non verticale.

L'idea di Leopardi, citata da guido Rossi, potrà anche essere suggestiva ma è però inattuale.
Io, e come me molti altri, non mi riconosco nel "popolaccio", a meno che non, per "popolaccio", si intenda quella massa di abbrutiti che ogni mattina, onestamente e con gran senso di responsabilità, si alzano e vanno al proprio lavoro per una manciata di euro, con l'idea di dare il meglio per sé, per l'azienda per cui lavorano, e per il proprio paese infine. E se poi vi è un momento in cui qualcuno, di questo malfamato "popolaccio", decide di indignarsi e di rompere con l'inattuale sistema di rappresentazione fatiscente per cercarne uno più nuovo (creativo) e più rappresentativo, è allora antipolitica o impegno civile?
E' ovvio che non sarà il Leopardi, bontà sua, a poter dare delle risposte. Leopardi non conosceva i social media, la rete ed i nuovi mezzi di aggregazione che questi comportano. E comunque per quel che mi risulta, scrivendo in un linguaggio inattuale per i suoi tempi ha saputo produrre risposte che uscivano dalla conformità dei suoi tempi per travalicarli.


sabato 8 ottobre 2011

IL VILLAGGIO DI CARTONE di Ermanno Olmi


Il villaggio di cartone

REGIA: Ermanno Olmi

ATTORI: Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich, El Hadji Ibrahima Faye.

GENERE: Drammatico

DURATA: 87 min


Una chiesa viene chiusa. Gli operai entrano. Portano via tutto. Le statue della Madonna e dei santi. Viene anche asportato il Crocifisso che viene rimosso calandolo dall’alto.

Il parroco (senza nome – tutti i personaggi sono senza nome nel film) vede svanire il senso della sua vita, del suo lavoro di cinquanta anni e forse anche della sua fede.

Perché la chiesa venga chiusa non si sa. Si suppone che lo sia per mancanza di fedeli ed anche, probabilmente, per ristrettezze economiche.

Il parroco è deciso a non andarsene e a non dimenticare. In solitudine parla da solo a voce alta per farsi compagnia in attesa della morte che pare imminente.

Ma poi…nottetempo…arrivano loro…i clandestini ricercati da una polizia e da uno stato che pare uno stato nazista e non quello italiano (probabilmente Olmi sovrappone il ricordo dell’Olocausto e degli ebrei salvati da cristiani di buona volontà ad una situazione politicamente e storicamente ben diversa creando una situazione irreale e urtante).

Sotto una pioggia incessante e continua, punteggiata da rumori di sirene della polizia elicotteri spari e fari che sembrano bucare il cielo in cerca di non si sa che, con dialoghi ridotti all’osso e con scene da tragedia greca si entra nella diaspora di questi immigrati: bambini affamati, facce mute che non chiedono, feriti, uomini e donne disperati. Fra di loro ci sono terroristi ma anche uomini di buona volontà e pronti al dialogo...

Un film troppo lento per essere un film ma con il passo giusto per essere un pezzo di teatro. Troppa esagerazione di recitazione per un film che però sarebbe adeguata in teatro.

Insomma un ottimo pezzo da teatro forse ma un film dove mi sono davvero annoiato.

E irritato.

Se è vero che il film tratta il tema di un dio muto davanti alla tragedia dell'uomo, un tema moderno, è altrettanto vero che questo voler paragonare l’Italia ad uno stato nazista non mi trova in nessun modo d’accordo. Ancor meno d’accordo con l’idea che solo il buonismo ci può salvare.

L’Italia non è la Germania di Hitler e gli italiani mi sembrano ben troppo occupati in problemi ben più seri che avere il tempo per essere nazisti e razzisti. E il buonismo non salva un popolo anzi lo porta alla catastrofe. E l’Italia che è marcia di buonismo ne è l’esempio migliore.

Quello che ci vuole per risolvere i problemi son leggi giuste, eque e chiare, che tutti devono rispettare, chiunque si trovi sul territorio italiano e di qualunque colore e credo sia.

Il buonismo porta sempre alla deregulation e di deregulation in Italia ce n’è anche troppa.

Negli intellettuali italiani c’è innato un senso di masochismo: tutti gli altri sono buoni, solo noi italiani siamo cattivi. Se vogliamo salvarci allora dobbiamo essere buoni con l’altro e fargli fare quello che vuole (e difatti nel film c’è un gruppo terrorista che nessuno ferma anche se tutti sanno: perché? fermarlo sarebbe da razzisti?).

Negli intellettuali italiani c’è pure innato il catastrofismo: condannare senza mai dare soluzioni.

La soluzione è costruire una nuova classe dirigente preparata, competente, creativa ed innovativa. E queste qualità non hanno colore né credo. Ma solo la voglia di mettersi insieme e collaborare per creare regole valide per tutti: il biglietto in treno lo devono pagare tutti e non solo gli italiani; per la strada tu hai il diritto di fermarmi per convincermi a comprare ma io ho anche il diritto di camminare senza essere disturbato ogni cinque minuti dovunque vada.

Film noioso e pretenzioso. Non bastano solo belle immagini per fare un film, ci vuole anche una visione chiara delle cose e non supposte frasi ad effetto che hanno l’effetto di slogan pubblicitari: 2 stelle.

mercoledì 5 ottobre 2011

Italy a land devastated by contradiction


I am Italian even though I don't look like an Italian. I am Catholic even though I don't believe in Catholicism.

Isn't this a contradiction?

I've never been fond of this country. And I don't know why. I've never hated this country and I've never loved it at the same time. And I don't know why.

But now time has come to know why and to try to help this miserable society. To have compassion for such devastated land. A land that I hardly understand. Where the opposite of "just" is always valid and counts.

A land where you stay with someone or you are nothing. Where you have a recommendation or you are nothing. Where politicians are comedians. Where comedians are politicians. Where a person is convicted for a murder and four years later the verdict is overturned and the convict is freed. Where if you criticize the class of politicians (casta) you are "antipolitica" (you simply do populism), but instead you are trying to start a new sense of social responsibility which doesn't pertain to the current politics made of nonsense quarrels and personal interests of low profile.

Berlusconi is an exhausted politician but doesn't give up. He probably understands that he completely lost his state of grace but he continues to persist.

The left criticizes the right wing but never proposes solutions, since they have no solution.

The Lega wants Secession but stays in the Government.

The Association of Industrialists (Confindustria) is on the same page as the Unions (Sindacati). The (former) middle-class is paying for the upper classes which never pay for what they should have paid.

The young generations are sacrificed because the oldest generations (their fathers) robbed them any right for a decent life.

In this country there is a deep sense of contradiction that imbued our lives, our minds, our souls, even the air we breathe, and this subsequently caused the largest lack of respect. In this country everything is permitted, and the contrary of everything too. "Gli italiani son brava gente! " (Italians are good guys!), that is the ground that triggered the persistent contradiction we live in today and keeps alive the tremendous lack of respect which is surrounding us everywhere:

We all are good

Ergo everything is permitted

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A good guy will never harm anyone

Ergo you can do what you want

Look at the neorealist movie and literature and you will find thousands of these examples. Examples that reveal an anarchist flock-folk, without rules and laws: like a flock we live, like a flock we think, like a flock we act, like a flock we die...

We need to change. We need a different perception of politics: politics as a social commitment; politics as creativity; politics as a continuous act of innovation to launch a new society, just in the sense you launch a new product. Politics have to become more similar to a marketing campaign if we want to change our flock-folk-structure versus a better tied cluster of responsible individuals connected by a vaster sense of social responsibility instead of a flock- folk-sense-of-life.

sabato 1 ottobre 2011

A DANGEROUS METHOD di David Cronenberg


A Dangerous Method

REGIA: David Cronenberg

ATTORI: Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sarah Gadon.

GENERE: Drammatico

DURATA: 93 min

Carl Gustav Jung è un giovane dottore ed è sposato con una donna estremamente ricca. E’ alla ricerca di una sua strada all’interno della nascente psicologia ma trova le teorie freudiane per il momento le uniche capaci di curare malati, in attesa di eleborarne una propria che permetta all’individuo di trovare in fondo al tunnel quello che da sempre aveva voluto essere.

Nell'ospedale Burgholzli in cui esercita la professione di psichiatra viene portata Sabina Spielrein in preda ad una crisi delirante ed ossessiva. Jung decide di curarla con il metodo nascente di Freud: scoprirà che Sabina ha vissuto un'infanzia in cui le violenze subite dal padre hanno condizionato la visione della sua sessualità, portandola a provare piacere ogni volta che viene umiliata e picchiata.

Freud, con il quale avrà un lungo colloquio nel suo modesto appartamento di Vienna, vedendo in Jung il suo degno successore, gli manderà come paziente lo psichiatra Otto Gross, tossicodipendente e seguace della massima di Oscar Wilde I can resist everything but temptation. Con Otto le parti si invertiranno. Saranno gli argomenti della dedizione al piacere di Otto a convincere Jung e non le terapie di Jung a sanare Otto. Spinto dalla morale perversa di Otto, Jung si invischierà in un’altrettanto perversa relazione di sesso ferocious con Sabina…

Gran parlare di questo film di Cronenberg ma a me è parso un film abbastanza modesto. Scontato talora.

Non vorrei dire un film manierato, che è una parola che ho forse usato troppo spesso, ma di sicuro è una continua ricerca del bel dipinto ad olio. Gli attori difatti più recitare stanno sempre in posa.

L’unico personaggio veramente credibile, vero e passionale è Sabina (Keira Knightley).

Brava Keira Knightley. Brava così non l’avevo mai vista. Ed è Keira Knightley. l’unica cosa che riesce, a mio avviso, a tenere insieme un film piuttosto slegato.

Un film che uccide la fantasia critica, perché è come un libro di John Le Carré, tutta superficie e nessuna profondità, nonostante l’apparente profondità dei dialoghi.

Una cosa però il film la conferma: gli psicologi/psichiatri possono forse curare gli altri ma sono incapaci di curare se stessi.

Voto: tre stelle.