sabato 27 luglio 2013

(Racconto): Quella mattina è arrivata. Non era nemmeno troppo vistosa


Vengo qui al mare.
Perché ci vengo?
Ricordo che dapprima ci venivo perché inseguivo il ricordo di un amore.
Per me è sempre stato così. L’amore ha in ogni momento mosso le mie azioni, la mia vita. Per amore ho fatto quello che non avrei mai fatto. Non avrei mai dovuto fare, qualche volta.
Ecco io ci vengo per questo. O almeno ho cominciato a venirci per questo.
Venivo qui per ricordare lei a cui avevo voluto bene. A cui avevo dedicato la mia vita. Venire qui mi ricordava ogni cosa di lei. E soffrivo.
Credo mi piaccia soffrire. Soffrire mi fa essere creativo.
E’ una bella condanna.

Anche domenica scorsa sono venuto qua al mare.
Sono sceso alla stazione verso le nove del mattino. Tutto era come prima. Nulla era cambiato. Solo la stazione un po’ più squallida rispetto all'ultima volta.
Poi ho preso la provinciale lungo la pineta fino al ristorante il “Peschereccio”. Lì ho curvato a sinistra e sono sceso giù lungo la strada che conduce al mare.
Avrei potuto percorrerla fino alla fine ma ho preferito scendere lungo le scalette perché c’è un ristorante dove nel 2006 cenai una notte con quell'amore. Dopo tanti anni i ricordi hanno ancora una forza costrittiva. La loro forza finisce per stupirmi, ma più che altro la mia sottomissione ai ricordi è cosa che non so spiegare.

Scese le scale ho piegato a destra seguendo la spiaggetta del molo fino a raggiungere il lungomare che si incassa fra le ville sulla destra e gli scogli ed il mare a sinistra.

Sono metodico e mi reco sempre allo stesso anfratto a prendere il sole. Raramente ho cambiato.
Quello scoglio si trova dopo la rotonda alla fine del lungomare quando la strada diventa appena un viottolo sopraelevato in cemento armato che si incunea fra le rocce.
A quel punto si scende giù da questa specie di muretto che è divenuto l’unico passaggio e ci si inerpica fra gli scogli fino a raggiungere una roccia di notevoli dimensioni la cui superficie è piatta, levigata da secoli di onde e mareggiate.
Come sempre mi sono spogliato e ho tentato di distendermi al sole ma senza successo. Prendere il sole mi è una tortura e se non fosse che l’abbronzatura è una specie di necessità per scurire una pelle che si è fatta troppo pallida non starei mai sotto il sole.
Il massimo che resisto è un’ora. Nei casi esagerati un’ora e mezzo.
Quindi mi agito, mi muovo, mi siedo, mi distendo, mi alzo, cammino, scendo in mare, risalgo sullo scoglio…così per un’ora…senza pace...ma la vista del mare devo dire rigenera l'umore. Quando il mare è piatto come una tavola e la luce abbacina la superficie mi rasserena. 
E così fu anche quella domenica.

E quella mattina è arrivata. Non era nemmeno troppo vistosa. Neppure vestiva in modo ricercato. In verità chi va al mare, a parte me, si veste da mare. Bada alla comodità e non all'eleganza.
Lei venne avanti leggera. La sua leggerezza non era comune ma nemmeno troppo speciale.
Sarà stato per lo stato di solitudine in cui mi trovavo che la vidi in una luce particolare.
Venne a sedersi vicino a me. Non proprio vicino ma neanche distante. Saranno stati cinque metri.
Si spogliò lentamente voltandomi le spalle e mostrandomi il suo bel culo.
Io la guardavo, un poco rapito.
Lei forse non si era accorta del mio sguardo insistito o forse lo faceva di proposito.
Distese gli asciugamani, indossò un cappellino, si spalmò una protezione.
Quelle operazioni metodiche mi scossero dal mio stato di apatia.
Mi trovai in una situazione borderline: uno stato di inerzia che si sarebbe potuto rompere e qualcosa accadere.
La barriera fra me e lei era sottile quanto invisibile. Era una barriera facilissima da spezzare ma difficile da passare.
Continuai a fissarla nelle sue operazioni rituali. Si distese. Prese un libro e cominciò a leggere.
Quello status quo di vicinanza cominciò ad innervosirmi. La vicinanza può essere uno stato di inquietudine.
Una donna sola al mare non sempre significa che cerchi qualcuno. Semplicemente è sola per scelta sua o degli altri. E’ sola perché ha finalmente bisogno di essere sola. Disturbare quella solitudine potrebbe essere molesto quanto maleducato.


Lei pareva essere indifferente al mio dilemma. Non mostrava alcun interesse e sembrava fosse solo intenta a prendersi la tintarella in pace.
A me quella pace invece disturbava e cercavo un modo per romperla. Per superare la barriera invisibile che divide la vita degli esseri umani prima di venire in contatto uscendo dal mondo del proprio io.
Lei sembrava mirare solo il mare lontano per poi socchiudere gli occhi e vagare nei pensieri.
Invidiavo la sua pace. Io non ero in pace ero pervaso da un’ansia che mi apparteneva fin dalla nascita.
Pensai che dovevo aggrapparmi a lei prima che io me ne andassi o lei se ne andasse. Era l’inatteso che tanto avevo atteso?
Non trovavo risposte e continuavo ad agitarmi, insensatamente. Ma fantasticavo. Come sempre.
Mi alzai feci finta di girellare per gli scogli ma era solo per vederne le forme.
Il suo corpo era di quelli dalle forme tubolari, rotondo e prosperoso. Un corpo che denotava forza e vigore.
Me la immaginai a letto. Immaginai che piacere avrebbe potuto dare un simile corpo,
Mentre la osservavo da dietro lei si riscosse e parve accorgersi di me. Mi guardò in modo interrogativo come si guarda uno sciocco.
Poi si ributtò giù per prendere il sole. Mi parve che si addormentasse fra il sole alto e cocente e la brezza che veniva su dal mare.
Ebbi la sensazione che parlassimo due lingue diverse. Che fossimo due animali diversi.
Anche la sua pelle mi parve una pelle diversa dalla mia. Due razze differenti accomunate da una vicinanza casuale.
Questo mi bloccò. Bloccò i miei spiriti di seduzione e fermai le mie fantasie.
Smisi di camminare su è giù e mi distesi anch'io sullo scoglio a prendere il sole senza più nulla pretendere.

 E’ passato un anno da quando quella mattina lei arrivò leggera e neppure troppo vistosa.
Un anno è passato, un ricordo in più si aggiunto. Io sono ancora qui su questo scoglio e ho quasi la sensazione che lei leggera come allora arrivi da un momento all'altro.
Ma non è così. E’ un solo un miraggio. Un miraggio a causa del caldo e della stanchezza.
E tuttavia ciò-che-avrebbe-potuto-essere e non fu è ancora lì su quello scoglio. Senza senso. Assurdo come la vita che non trova mai risposte a ciò che con tutto il cuore chiedi che sia e non è.
Siamo animali e seguiamo l’istinto. Ma ogni animale ha istinti diversi. E scompare in modi diversi.

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