giovedì 22 ottobre 2020

Lettera aperta ai pensatori disperanti della rete

 



Questo testo è stato concepito come una lettera aperta in risposta alle newsletters che ricevo da Andrea Cecchi, un fine analista, soprattutto sul piano economico, capace di far vedere lati del piano finanziario globale che pochi, pochissimi hanno. Invito fra l'altro a visitare il suo sito  . E' una risposta a lui e a tutti i disperanti della rete in grado di fare analisi, anche di altissimo livello, ma impossibilitati a dare soluzioni.


Caro Cecchi, Lei è una mente fine, uno che riesce ad indagare ambiti dove pochi hanno la capacità di spingersi, ha la capacità di discernere dentro temi che pochi hanno.

Le Sue email non sono noiose, sono interessanti illuminanti per quella piccola parte dell’umanità che cerca di sapere e di conoscere. Lei sicuramente per questa parte rappresenta un bene, perché riesce a rendere evidenti portandoli alla superficie in modo chiaro ed esplicito i meccanismi della quantistica bancaria che altrimenti rimarrebbero ad usum di pochi addentro. Parafrasando una frase del celebre fisico quantistico Niels Bohr si può dire che Lei ha perfettamente capito i meccanismi della quantica bancaria o finanziaria comunque si voglia chiamare questo mondo dell’infinitamente complicato e occulto.

Ma mi pare che ne sia rimasto talmente sconvolto al punto da perdere la speranza, e lo dico senza nessuna ironia. Le Sue conclusioni sono sempre senza speranza. Mi ricorda altri analisti della rete come Meluzzi, o come era lo stesso Giulietto Chiesa, o Diego Fusaro ipse, o ancora più disperante Giovanni Cianti (che a mio avviso ha però individuato bene negli askenaziti il vero problema del mondo – io concordo, non chiedo agli altri di concordare ma io sono d’accordo con Cianti), ognuno di loro fa grandi analisi senza nessuna speranza e soprattutto senza nessuna indicazione su quello che si può e si deve fare.

Io credo, sempre partendo dal paragone con il mondo quantico quello dell’infinitamente piccolo che non si vede ma che è quello che determina ciò che si vede, che ognuno in primis nel suo piccolo sia chiamato a fare la sua parte la sua piccola parte.

Come sostiene David Icke, il cui grande merito è di dire da 30 anni quelle cose che oggi tutti dicono, il primo passo è fermare l’accettazione. Rifiutarsi di fare, in tutto quello che uno può, quello che ci viene chiesto ingiustamente di fare.

Già spengere la TV, non comprare più i giornali mainstream, non leggerli più sarebbe un grande atto. Se il 70% lo facesse sarebbe un grosso danno al sistema.

Se ci si organizzasse, e qualcuno già lo fa, per denunciare e portare in tribunale tutti i giornalisti che dicono evidenti falsità e mantengono in vita questa grande frode ai danni del genere umano, sarebbe un altro ed enorme passo in avanti…

Io amo i personaggi che pur con tutte le imperfezioni mi danno soluzioni, non disperazioni. Troppo facile fare le analisi alla Meluzzi o alla Fusaro (sulla cui onestà intellettuale ho grossi dubbi, e tralascio l'aspetto della noiosità delle sue analisi, del fatto in particolare che chi, come Sgarbi, ha accesso a tutte le TV e giornali mainstream, vuol dire che è ben digerito dal sistema, o accetto dal sistema per motivi che io non conosco, Grillo docet).

Sarà per il lavoro che faccio, io sono abituato ad aprire strade, nuove prospettive, cercare soluzioni, che preferisco ascoltare chi dà soluzioni. Limitarsi a fare analisi è di gran lunga più facile, più difficile è prospettare soluzioni, e in questo devo ammettere sono più bravi, anche in virtù dei potenti mezzi economici di cui dispongono, gli psicòpati che guidano il mondo.

Per questo forse rivaluto anche il cattolicesimo, io non credo nel Dio cristiano ci tengo a precisarlo, che è una religione che comunque forma alla speranza alla resistenza, a una resistenza apparentemente passiva ma attiva allo stesso tempo perché per portare avanti le proprie idee il vero cristiano è disposto a tutto financo al martirio. Ma il martire muore comunque nella speranza non nella disperazione.

A quale potere non fa paura una resistenza simile?

Dunque partiamo dal piccolo, lavoriamo su piccole cose ma anche su grandi, come già molti gruppi di resistenza nati oggi stanno già facendo, non abbandoniamoci all’analisi disperante alla Camus (scrittore che tra l’altro amo tantissimo, perché vero scrittore di valori prima di tutto).

Gente come Lei, come me, e come molti altri, noi viviamo nella verità, abitiamo la verità, e la verità non può essere disperante ma deve aprire a soluzioni, indicare soluzioni.

Altrimenti faremo davvero il lockdown assoluto, non quello che ci è imposto dagli psicòpati che governano il mondo, ma il lockdown della nostra stessa essenza umana, che è quella di aprirci a, di tendere a, di vivere in vista di, e non quella di chiuderci a causa di.


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