domenica 4 settembre 2011

Finalmente gli stati reagiscono al capitalismo eugenetico


Finalmente gli stati reagiscono al capitalismo eugenetico

Finalmente gli stati reagiscono al capitalismo eugenetico[1]. E a farlo non poteva che essere la democrazia par excellence (almeno nominalmente): gli USA, che denunciano ben 17 banche per mutui e derivati tossici[2]
Come è stato possibile che si accettassero le regole di questi selettori, creatori e manipolatori di capitali, bolle, speculazioni e crisi conseguenti senza mai nominarli o attaccarli come se ci fosse un’omertà globalmente accettata fino ad arrivare al punto di dargli denaro pubblico?
Salvando le grandi banche ed evitandone il fallimento si è “avuto come effetto paradossale di alimentare e non frenare la speculazione”[3] .
“I mutui ipotecari (subprime) sono stati indicati come l’origine dell’attuale crisi, esplosa soprattutto grazie alle innovazioni finanziarie dei derivati il cui valore è ancora oggi  almeno sei-sette volte superiore al PIL del mondo intero. Né va scordato che un gruppo di dieci grandi banche controlla il 90% del mercato dei titoli derivati”[4]. Questo è il nuovo capitalismo (eugenetico): mostruoso, abnorme, direttivo, selettivo e capace di controllare la globalità.
Un cluster[5] apparentemente di dieci banche affetta il mondo con la sua struttura e lo controlla con l’influenza di quella struttura. Certamente il problema è modificare quella struttura, un tie da cui si snoda tutto un modo di fare mercato e impresa.
L’unico modo per modificare quella struttura è quello di inserirvi una parallela struttura etica, anche in virtù della forza del diritto (come hanno fatto negli USA); in questo modo si potranno apportare delle riforme strutturali che potranno rimettere in moto l’economia mondiale e abbassare il livello di scontro sociale e di sperequazione fra le classi.


[1] Per il concetto di “Capitalismo eugenetico” si veda il nostro post: http://milanprincipe.blogspot.com/2011/07/il-capitalismo-eugenetico.html
[2] Guido Rossi Se si sveglia la politica e attacca i mercati Il  Sole24 ore domenica 4 settembre 2011 p.1 e 16. Per i nome delle banche si veda anche Marco Valsania Mutui, la causa Usa investe l’Europa sempre su Il  Sole24 ore domenica 4 settembre 2011 p.12
[3] Guido Rossi art. cit. p. 16
[4] Ididem

sabato 3 settembre 2011

COSE DELL'ALTRO MONDO di Francesco Patierno


Un grande Diego Abatantuo
Cose dell'altro mondo
REGIA: Francesco Patierno

GENERE: Commedia
DURATA: 90 min




C’è lui in questo film, l’Abatantuono, che da terrún si è trasformato in leghista trevigiano a tirare le fila di un film sul valore degli immigrati avvertito con molto senso di buonismo: immigrato è bello e fa bene all’Italia.
Lui, il Diego, che nel film è l’industriale leghista trevigiano Mariso Golfetto gran massacratore di marocchini e immigrati in generale (“domenica c’è il sole. Vi porto al mare così vi abbronzate un po’!”), che vive in un nord dove il numero delle donne stuprate da neri ecc. è più alto che in Cecenia, e invidia perciò la Sicilia perché a Corleone di donne stuprate non ce n’è neanche una perché lì al negro gli rovinan la carrozzeria se ci si prova…. Un nord dove le moschee dilagano e pure le kebaberie…
Poi c’è il Mastrandea che fa la parte di un poliziotto ben disposto verso i diritti degli immigrati ma che è ossessionato dalle dimensioni del nuovo partner della sua ex che lo ha lasciato e sta ora con un negro (appunto) che l’ha messa incinta, ma che, ossessione a parte, lui testardamente ama ancora.
Il trevigiano pullula di immigrati. Dilagano. Mariso ne è ossessionato. Gli immigrati non sono poverini e il lavoro va dato prima agli italiani e chi commette crimini deve sottostare alla legge di Singapore, cioè punito corporalmente. Questi sono i temi delle sue trasmissioni in tv (“La 9”) di cui lui è padrone. Non si risparmia a “La 9”: le puttane nigeriane invadono le strade e la colpa è tutta della sinistra. Basta islamisti! Che prendano il cammello e ritornino al loro paese! E così, lui che ha il filo diretto con il Paròn (Dio) perché lui è l’autentico difensore della cristianità e ha adottato 5/6 negretti a distanza e non lo dice perché la beneficenza si fa così, invoca una sera in tv uno tsunami che si porti via tutti gli immigranti e per sempre.
Quella notte un temporale dalle dimensioni anomale ed infernali si abbatte sul trevigiano. La mattina il popolo trevigiano si sveglia e tutti gli immigranti son scomparsi…e ora son cazzi! Ora sì che l’Italia diventa davvero un paese di MERDA!...più nulla funziona e Mariso non può neppure andare a puttane nigeriane a cui prometteva di far avere il permesso di soggiorno…nessuno lavora, perché scomparsi gli immigrati nel Veneto laborioso di italiani che lavorino in fabbrica o facciano i badanti non se ne trova…non ci sono più vu cumprà, albanesi, romeni, marocchini…solo nordici incapaci di mandare avanti il loro stesso paese…Geox, Pinarello, De Longhi si fermano…si ferma il  veneto e l’Italia di merda tutta…è il Caos!!

Buona la regia di Patierno. Grande Abatantuono. Ottimo Mastrandea, che recita come Nanni Moretti.
Storia scorrevole e piacevole con finale alla Fellini.
Buona l’idea. Peccato però che sia stata copiata da “Un giorno senza messicani” di Sergio Arau.
Insomma, tutto sommato, un discreto inizio di stagione che fa ben sperare per il cinema italiano? Lo verificheremo nel prosieguo della stagione.

Voto: tre stelle.

mercoledì 31 agosto 2011

Perché spesso i nostri politici appaiono così cotti (il potere logora)?


Perché spesso i nostri politici appaiono così cotti (il potere logora)?
(Spazio, finalmente, ad una classe politica creativa)
La risposta più immediata è per mancanza di idee. Per il vivere immersi in un teatro che non è quello reale della vera rappresentanza. Solo i movimenti (cluster**) che vengono dal basso (primavera araba, M15 in Spagna, rivolte studentesche in Cile, in Siria….) hanno freschezza di idee. Questi movimenti portano idee dal basso verso l’alto. Il politico professionista invece sta nell’alto con la paura del basso. Si stacca di ogni realtà vera e da ogni vera rappresentanza, si chiude nei circoli dei partiti che ormai non rappresentano che interessi particolari di lobbies, ordini e caste varie. Mancano di quella freschezza di idee che i movimenti (cluster) che provengono dal basso hanno, perché rappresentano le vere esigenze di chi vive la vera vita: e questi in maggioranza sono i giovani. Ha dunque ragione chi dice che dopo un numero di anni un politico deve lasciare il posto per deprofessionalizzare ( e decuocere!) la politica (Renzi) e far sì che chi viene dopo trovi spazio e possa contribuire con l’entusiasmo e la novità.
Il politico cotto è il male della democrazia che si ammala della stessa malattia che fa ammalare i politici: la sterilità creativa. Una politica creativa sarebbe la cura migliore per le democrazie. Non sono forse i creativi quelli che cambiano i destini delle aziende? Come potrebbero essere al top aziende come Google, Microsoft, Apple, Facebook se non avessero creativi al loro interno?...
Perché allora non dare spazio ad una classe politica giovane ma soprattutto creativa che forse potrebbe davvero cambiare i destini di una nazione governata da rappresentanti ormai sterili, cotti, improduttivi e affossati ?

** Si veda il mio post: La lotta di classe sostituita dai clusters (Social Networking) - ovvero l' inattualità del marxismo http://milanprincipe.blogspot.com/2011/08/la-lotta-di-classe-sostituita-dai.html

domenica 28 agosto 2011

ekārtha a buddhist perspective of Language


In Buddhist logic the word for “synonym” is ekārtha and it means “one object”. For Buddhist logicians every single term has a proper reason to exist. Thus each ekārtha illuminates a little more the questioning of an object. This is a good lesson for Western mentality which tends to consider synonyms as a redundant repetition of meaning.

The spirit of ancient Indian grammarians is visible and congruous with this Buddhist perspective. Ancient Indian grammarians hailed the birth of a new word like the birth of a new (male) son.

giovedì 18 agosto 2011

La compassione buddista come modello di Business


Che il capitalismo sia in crisi come modello non c'è ombra di dubbio. Che le democrazie siano le grandi malate del momento è altrettanto assodato. Il problema di questi modelli è il vuoto di valore. Ciò che manca nel capitalismo, che da selvaggio si è convertito in eugenetico (cioè selettivo nella scelta mirata dei suoi movimenti/attacchi finanziari; si veda il mio articolo: http://milanprincipe.blogspot.com/2011/07/il-capitalismo-eugenetico.html), è il valore etico, o valore tout court.

Ho trovato assai interessante il video di Chade-Mang Tan "Everyday Compassion at Google" su TED: http://www.ted.com/talks/chade_meng_tan_everyday_compassion_at_google.html che ci mostra una compassion in action ispirandosi al pensiero di Matthieu Ricard (http://fora.tv/2009/10/16/Matthieu_Ricard_Speaks_on_Compassion).

E’ un tentativo, un tentativo di situare un valore all’interno della crisi dei valori. E’ anche una tendenza di un certo Marketing (vedi Philip Kotler “Marketing 3.0”).

Certo il tentativo di usare un concetto dinamico come la compassione buddista nel creare business (o nel marketing, aggiungiamo noi) è interessante e meriterebbe di essere approfondito. Certo è il momento di ripensare al vuoto che il capitalismo eugenetico ha lasciato dietro di sé, trascinandosi dietro le democrazie ormai indebolite (e indebitate) dalla sua potenza, e trovare dei valori da iniettare nella vacuità di un nulla fatto solo di denaro e di assenza di ideali.

Le democrazie (gli Stati) possono riuscire a rilanciare l'economia solo attraverso la competitività e non puramente attraverso una politica che miri al contenimento del debito pubblico. Il capitalismo (eugenetico) ha completamente tolto il senso della partecipazione alla “coscienza collettiva di responsabilità”[1] e eliminato gli ideali(smi). Difficilmente però potrà esserci competitività senza valori forti (soprattutto). La produttività potrà essere messa in moto solo agganciandola a valori che la sostengano. In primo luogo cultura e formazione.



[1] Lo ha ben colto Mark Schieritz in DIE ZEIT del 28 luglio 2011, vedi “Raus aus dem Schuldenloch”: “ Wir wollen Sozialleistungen wie in Skandinavien, aber Steuern wie in Sambia. Wir wollen gute Universitäten, aber keine Studiengebühren. Wir wollen eine funktionierende Verwaltung, aber keine neuen Beamten. Wir wollen eine gemeinsame Währung, aber keine Verantwortung für die Griechen übernehmen”

mercoledì 10 agosto 2011

La lotta di classe sostituita dai clusters (Social Networking) - ovvero l' inattualità del marxismo

La lotta di classe sostituita dai clusters (Social Networking) - ovvero l'inattualità del marxismo

Le recenti rivolte arabe (soprattutto quelle in Siria), le recentissime a Londra e anche la strage di Utøya pongono il problema di ridefinire l’individualità secondo i termini del Social Networking (Collettività).

Qualsiasi individualità ormai non può che essere definita che nel numero di relazioni sociali (amici, secondo la piattaforma Facebook) che ha. Ridefinire l’individualità in questi termini può portare a rivedere le strutture di ogni democrazia, tirannia, teocrazia, monarchia…(il meccanismo che sembra essere sotteso è sempre quello del tagging – ogni individualità è taggata nei termini di una più vasta collettività (Social Networking).

L’individualità di uno stato come quello palestinese trova una nuova ridefinizione nella gentrificazione del problema all’interno delle stesse rivolte arabe. Nel momento che i popoli arabi liberano se stessi dalla tirannia o dalla teocrazia, il “popolo arabo” tagga in modo diverso e nuovo la lotta per uno stato palestinese libero, secondo la nuova ottica liberata dalla gentrificazione: “If you want to liberate Palestine, you need to liberate yourself”[1].

Anders Behring Breiviks ha massacrato settantasette persone per dare senso alla sua (sciagurata) azione di lupo solitario, Werwolf.

Louis James, 19 anni, che ha preso parte alle rivolte di Londra per saccheggiare un negozio ed impadronirsi di un pullover da 120 sterline si giustifica semplicemente rimandando ad uno (non subito definibile) sfondo sociale che lo avrebbe condizionato: “No one has ever given me a chance.I am just angry at how the whole system works”[2]. E Jack Finn, 16 anni, che è sceso in strada a guardare senza partecipare al saccheggio dice: “I know a bunch of people who just came down here because they saw all this happening in TV and thought they could pick up a few phones”[3]

La ridefinizione di uno stato (di una democrazia soprattutto che è più sensibile ai temi individuali) avviene nella sua capacità di rappresentare (i.e ascoltare) le istanze dei rappresentati (i.e. popolo). Come diceva Heidegger l’ontico trova fondamento nell’ontologico. Ai suoi tempi ovviamente l’ontologico era lo stato nazista, in cui il Da-sein veniva deietto più come numero che individuo; oggi invece l’ontologico viaggia attraverso le strutture del Social Networking. Il widespreading e soprattutto la velocità di esso sia nel mondo arabo, sia in Spagna (Movimiento 15 de Mayo), sia in Inghilterra, testimoniano che il Social Networking arriva a costituire un organismo quasi indipendente dai singoli elementi (individuals) che lo compongono (cluster) ed assume una sua costitutività propria.

E’ un unprecedented che può essere solo ora adeguatamente messo a punto e studiato (si veda in particolare il libro di Nicholas Christakis e James Fowler “Connected”) grazie alla possibilità di avere ora a disposizione (anche se non sempre vengono concessi per analisi scientifiche) miliardi di dati dei Social Media e compagnie telefoniche.

E’ dunque diversa la rabbia di Louis James da quella di un giovane palestinese che ha preso parte alla marcia del 15 marzo (in cui i soldati israeliani hanno ucciso quattordici palestinesi) o da quella di un giovane siriano che protesta a Damasco?

No.

Strutturalmente ogni forma di rabbia si fonda su un supporto (Social Networking) che la determina all’azione, la sostiene e la alimenta ideologicamente (e non solo ideologicamente) conferendogli forma.

La forza di determinazione della forma (i.e. il contribuito individuale al networking) è dunque nella struttura (i.e. cluster) del networking medesimo.

In questo senso Heidegger fu preveggente e fortunato nella scelta della formula.

Entrambi, dunque, individui e stati (ontico) sono sottoposti alla stessa forza di determinazione e di azione ineludibile del networking (ontologico).

I conflitti d’altronde avvengono fra opposizioni di cluster: cluster che tendono all’oppressione delle libertà individuali (capitalismo eugenetico, teocrazie, democrazie ammalate e al servizio del capitalismo eugenetico…) con un movimento dall'alto verso il basso, e cluster vengono dal basso verso l’alto (primavera araba, Movimiento M-15, rivolte di Londra…).

I conflitti non avvengono più dunque per opposizione di classi ma per opposizione di clusters.


[1] Ganal Eid, founder of the Arabic Network For Human Rights Information del Cairo (citato in International Herald Tribune del 10 agosto 2011 in “Arab Revolts, a Fresh and Optimistic Embrace of the Palestinian cause”

[2] “Disillusioned and Jobless, Rioting Youth Feel Trapped” in International Herald Tribune citato

[3] International Herald Tribune articolo citato

domenica 24 luglio 2011

Der Spiegel “Ciao Bella” ovvero l’arte dei tedeschi di spalare merda su un paese (l’Italia)


Der Spiegel “Ciao Bella” ovvero l’arte dei tedeschi di spalare merda su un paese (l’Italia)


Junge Frauen haben ihn (Berlusconi) gefragt: Was sollen wir tun, Herr Ministerpräsident?

Sucht euch einen reichen Mann (Sic!)


I tedeschi, probabilmente per natura, sono senza ombra di dubbio i più grossi spalatori di merda che esistano in Europa.

Ricordo benissimo quello scriveva BILD sulla Grecia in occasione della prima crisi greca. Io che greco non sono in quel momento mi sono sentito furibondo per il modo in cui quel giornale parlava dei greci e della Grecia.

I tedeschi, o quantomeno la loro stampa, toccano punte altissime di disgusto e cattivo gusto quando si impegnano a parlare male di un popolo o di una nazione.

Sarà per quell’astio che si portano dietro geneticamente e che li spinge nella modernità a rivivere le faide delle loro origini barbare.

Non è un caso che “faida” sia una parola di origine germanica (longobarda), che perteneva al diritto alla vendetta privata, che sicuramente ha segnato la famiglia Kohl dopo la morte di Hannelore Kohl, per fare un grande esempio; o quel medesimo astio per cui un’amica tedesca, per essermi dimenticato - una volta in cinque anni - del suo compleanno, nonostante un sms e una lunga email di scuse sincere e sentite, tre giorni dopo, non mi ha più parlato, per fare un esempio piccolo.

Tutto questa lunga introduzione per arrivare alla copertina e articolo di fondo del DER SPIEGEL “Ciao Italia” (nr 29 del 18/07/2011).

Premesso che condivido pienamente le critiche al nostro primo ministro (ormai un uomo solo ed allo sbando), sono però disgustato dalla maniera maniacale di gettare merda sul nostro paese.

Io che di italiano ho ben poco, cominciando dall’aspetto per finire ad un latentissimo senso patrio, mi sono questa volta indignato davanti a tanta cattiveria e negatività ad arte. Un noiosissimo centone di 10 pagine che lista i luoghi comuni e offensivi (almeno per me) della politica e della società italiana, senza minimamente voler andare al di là della superficie apparente e fare un’analisi più approfondita.

Quanto siamo lontani dal Libro di Bill Emmott Forza, Italia: come ripartire dopo Berlusconi, che metteva in luce i mali dell’Italia ma si sforzava di fare anche un’analisi per vederne i lati positivi.

Ma chi sono questi tedeschi per giudicare l’Italia in tali termini?

Loro, un popolo astioso che è stato la causa di tante morti nella storia dell’Europa, e che a causa di questo passato il passato non passa né in un senso né in un altro: cioè olocausto e nazismo che impregnano in profondità le strutture sociali e la coscienza di quel paese. Da un lato l’anima giudea del paese che impedisce ai giovani di dimenticare (perché viene anche il momento in cui è giusto dimenticare le colpe dei padri e di cui non si è più in alcun modo responsabili), dall’altro l’anima nazista che mai tramonta e sempre riaffiora.

Saranno anche la locomotiva dell’Europa ma toccano il fondo nella modernità sociale; la loro letteratura contemporanea è ridotta ad un provincialismo peggiore di quello italiano (che è tutto dire…). Il loro cinema è di una povertà quasi assoluta. I quotidiani già dal formato annunciano quanto siano datati per format, idee e contributi (prendano esempio da EL PAIS tanto per fare un nome di un ottimo giornale internazionale…).

In politica estera si rifiutano di schierarsi con la NATO a favore dei ribelli libici ma vendono poi i carrarmati all’ Arabia Saudita che ha aiutato la repressione in Bahrain.

Nelle parole di Helmut Kohl stesso: la Germania di oggi (Merkel) è la più grossa distruttrice del progetto Europa di cui una volta fu uno dei massimi fautori [Die (Angela Merkel) macht mein Europa kaputt]

Leggendo l’articolo (pur condividendo, come ho già detto, le critiche all’uomo in fuga dal paese Italia eccetto che da se stesso, id est SILVIO BERLUSCONI) verrebbe anche da pensare che l’articolo sia stato sponsorizzato da Bersani se non fosse che poi non dipinge bene neanche la sinistra.

Un articolo a senso unico, condito dall’arte magnifica del reporter tedesco di spalare merda con arte sul paese da loro amato ed irriso a necessità.