venerdì 11 novembre 2011

L'ècrivain VASSILIS ALEXAKIS et la crise qui frappe son pays (la Grèce)




Je suis condamné à lire articles économiques que je ne comprend pas...Je suis surpris de voir que les économistes, qui ont ruiné una foule de gens, continuent à nous expliquer ce qui l'on doit faire. Le moment est venu de donner la parole à des philosophes, des sociologues, des historiens.

martedì 8 novembre 2011

Come l' Unione Monetaria dell'Europa si è trasformata in un' Unione di Debito


La notizia che Lukas Papadimos è candidato a guidare il governo di transizione greco a causa delle dimissioni di Papandreu mi spinge ad alcune riflessioni, già avviate, sull' oligarchie delle banche che ormai guidano e fanno la politica degli Stati.
Lukas Papadimos è infatti stato vicepresidente della Bce e governatore della Banca di Grecia. In campo internazionale è soprattutto apprezzato perché è persona che sa intendere la lingua dei mercati.
E' chiaro come a questo punto i poveri indignados trovino conferma alle loro paure: dover pagare un debito che solo gli Stati indebitati a causa della politica finanziaria delle banche a cui si sono asserviti hanno creato e di cui loro, gli indignados, non hanno affatto responsabilità (ovvero far pagare quelli che da sempre pagano per arricchire ancor di più, se possibile, i quadri dirigenti delle oligarchie finanziarie).

L'Europa infatti da nominale unione di Stati solo in riferimento al commercio, che poi si è cambiata in Unione Monetaria, ora si è trasformata in un'Unione di Debito (e questo di pari passo all'ascesa verso il potere delle oligarchie finanziarie delle banche): Stati sempre più indebitati vengono salvati attraverso un maggior indebitamento e nel contempo devono disfarsi del welfare sociale che è il tessuto della ragione stessa dell'esistenza di uno Stato.
E ben visibile come questa instaurazione oligarchica è supportata e messa in atto dall'asse Germania-Francia (sotto l'impulso e la guardia dell'Oligarchia americana).

domenica 6 novembre 2011

La struttura profonda dall'affaire Moro al caso Berlusconi



Io trovo che fra l'affaire Moro e il caso attuale di Silvio Berlusconi vi sia una struttura profonda che li unisce. Berlusconi deve essere fatto fuori. Riceve da sempre attacchi da tutto il mondo. Tutta la stampa internazionale è da sempre contro di lui.
Moro era un personaggio scomodo. La sua alleanza con il PCI non s'aveva da fare. Allora c'erano le Brigate Rosse. Ora ci sono le lobbies dello shadow banking. Ora non si usa più uccidere, come fu ucciso Moro. Prima di uccidere si usano mezzi più sofisticati: quelli finanziari o i cyber attacchi e la disinformazione per mettere in ginocchio gli Stati.
A chi noceva Moro a questo punto è abbastanza chiaro: quegli stessi a cui nuoce un euro forte ed un'Europa unita, come nuoce un Berlusconi troppo imprevedibile nelle alleanze internazionali (Putin, Gheddafi nel passato...) per essere affidabile.
Probabilmente, infine, gli stessi a cui nocque Craxi e con il quale probabilmente fu sperimentato (o analizzato) un metodo diverso dall'uccidere per eliminare dalla scena politica personaggi scomodi alle egemonie oligarchiche del mondo finanziario.
Struttura profonda che ora sembra legare l'eliminazione fisica di Moro all'eliminazione politica di Berlusconi (che poi, per essere onesti, ci ha messo tanto del suo...)

LE BANCHE DETTANO LA POLITICA DEGLI STATI (ormai innegabile)




Che le banche dettino la politica degli Stati è fin troppo evidente, testimonianza ne è il fatto "che sia ora la Bce (piuttosto che il fondo monetario internazionale) a dettare le regole delle politiche di austerità senza che ad essa sia stata conferita alcuna delega di sovranità" (Guido Rossi "Il Sole 24 Ore" 6 novembre 2011)

mercoledì 2 novembre 2011

Libia: ¿El islamismo versus la democracia?


Libia: ¿El islamismo versus la democracia?

Según lo que los periódicos relatan, Mustafá Abdelyalil presidente del Consejo Nacional Transitorio (CNT) parece sostener una posición mas tradicional y menos europea (i.e. democrática) de la que los aliados esperaban.
Esta claro que el país intenta elaborar una nueva forma de gobierno y de estado iniciándola desde el punto mas fuerte de su agregación típica: el islamismo en el caso de un país islámico como Libia. Por lo tanto hay un fondo en el Islamismo que tiende a “la ocultación de lo femenino”, que constituye la misma raíz del estado islámico. Ahora el principal punto de mira es la regulación del matrimonio y el divorcio, que podría dar carta blanca a la poligamia, un tema que concierne sobre todo al femenino.
El papel central en el nacimiento del nuevo estado líbico sera precisamente el de la mujeres, que podría equivaler al de una bomba de relojería.

Balkis Blau, médica de 25 años, es soltera y partidaria de la adopción de la sharía, opinión muy extendida también entre las mujeres, sobre todo en el oriente libio, cuyas ciudades son menos cosmopolitas que la capital. “Por supuesto que estoy de acuerdo. Lo que hacía Gadafi era teatro. Siempre ha habido hombres casados con más de una esposa”, afirma Blau. Lo que no significa que la mayoría de las mujeres vea con buenos ojos la poligamia. Al contrario, la rechazan. O solo la admiten en determinados casos. “Yo no aceptaría”, añade la doctora, “que mi marido se casara con otra mujer. No me gusta nada. Salvo que la esposa no pueda procrear o esté gravemente enferma, no lo apruebo” (El Pais 1 NOV 2011)

En conclusión las mujeres son el verdadero problema de un cambio del islamismo a la democracia, una fuerza que nadie puede saber donde golpeará.

lunedì 31 ottobre 2011

QUANDO LA NOTTE di Cristina Comencini


Quando la notte

REGIA: Cristina Comencini.

ATTORI: Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon.

GENERE: Drammatico

DURATA: 114 min


Marina e Marco arrivano in un paese delle Alpi (quali Alpi non si sa). Vanno a trascorrere un mese di vacanza. Marco un bambino di appena due anni necessita aria di montagna. Il dottore ha consigliato a Marina di portarlo in montagna e non al mare. Il marito è rimasto in città (Roma?). Verrà a riprenderli alla fine della vacanza.

Vanno ad abitare in una casa tranquillissima alla fine del paese. L’appartamento è di Manfred, un montanaro cupo e scontroso che fa la guida turistica. Manfred viene da una famiglia di tre fratelli, abbandonati da una madre che è fuggita negli Stati Uniti quando loro erano piccoli. Una madre che il giorno che è fuggita ha lasciato la tavola apparecchiata con la colazione per i bambini. Come assolvimento del suo ultimo dovere di madre…

Marina è in fuga anche lei. Da cosa non si sa. Fugge da un pensiero ruminante ed ossessivo che non le dà la pace. La trattiene per strada e non la fa arrivare. Sa di essere una madre. Sa di essere una moglie. E tuttavia non ha il coraggio, non ha la forza e la fermezza di accettare ruoli che nessuno ha saputo (né mai saprà) insegnarti. I ruoli si imparano per strada, con mille errori e paure.

Queste due anime improbabili a fondersi, Manfred e Marina, son destinate però ad incontrarsi. E sarà un incontro difficile. Ossessivo. Un incontro che il tempo insegnerà loro qual è il modo migliore per incontrarsi e fondersi in una fusione impossibile.

Un film dai toni di un dramma di altri tempi. Un film sugli archetipi che albergano nelle parti più infime dell’animo femminile e maschile e che l’istinto di entrambi i generi mette in azione con lo scontro e l’avvicinamento, fino alla separazione. Un film che scende fino alla profondità di quegli archetipi e si interroga sull’inaccessibilità delle ragioni che pruomuovono i sentimenti e le azioni dell’essere umano.

Un film bello, drammatico ed angosciante. Che effettivamente dà la sensazione di una lunghezza interminabile per come ti mette in uno stato di sofferenza visiva.

Sinceramente non capisco le critiche che furono fatte al festival di Venezia. Erano forse contestazioni guidate? Il film è bello anche se pieno di tensione che rasenta l’angoscia e tuttavia non giustifica quelle contestazioni.

L’unico difetto a nostro avviso è la scelta degli attori che interpretano i montanari. Non hanno un accento nordico. Soprattutto Filippo Timi, che è bravissimo! (Anche la Pandolfi!), ma non convince come uno che si chiami Manfred. Da un Manfred ci si aspetterebbe un ben altro accento.

Voto: 3 stelle

giovedì 27 ottobre 2011

Daphni Leef




Avec Internet, Facebook, le peuple peut "voter" sur de choses très importantes.
Or le peuple, c'est nous: nous avons le pouvoir, le peuple d' Israël a le pouvoir!