sabato 26 marzo 2011

"Amici miei - Come tutto ebbe inizio" di Neri Parenti


Amici miei - Come tutto ebbe inizio

REGIA: Neri Parenti




ATTORI:

Christian De Sica

Michele Placido

Giorgio Panariello

Paolo Hendel

Massimo Ghini.

Massimo Ceccherini

Alessandro Benvenuti

Pamela Villoresi

GENERE: Commedia

DURATA: 108 min.

Pare proprio un film di Pieraccioni invece che di Neri Parenti. Ci sono infatti un po’ tutti i fiorentini: Paolo Hendel, Panariello, Alessandro Benvenuti e soprattutto il Ceccherini (magari manca il Monni).

Poi ci sono i cinepanettonisti De Sica e Massimo Ghini, con la partecipazione straordinaria di Michele Placido che si conferma da bosco e da riviera: da “Il grande sogno” e “Vallanzasca” dove fa il regista serio ed arrabbiato ad “Oggi sposi” e “Manuale d’amore 3” dove fa lo svampito e lo svagato e soprattutto il sarcastico.

Tutti parlano fiorentino, anche De Sica e Massimo Ghini, in una Firenze di cartone che però non è per nulla la vera Firenze anzi pare piuttosto (è!) San Gimignano.

Un film lento e macchinoso, costruito appunto. Che ripete la solita ben nota storia degli amici, immortalata da Monicelli, che per liberarsi dalla noia di vivere che ottunde ed uccide fanno beffe terribili nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, questa volta. Insomma un remake autentico un po’, come si diceva una volta, cappa e spada per via di un viaggio a ritroso nel tempo.

Non è certamente un film innovativo, anzi la fattura è proprio quella degli anni Novanta.

Qualche sorriso, più che risata, il film lo strappa, in fondo Neri Parenti è uno specialista dei cinepanettoni , ma è un film che manca assolutamente di originalità e veridicità.

L’unico autentico e vero nel film è Massimo Ceccherini, che brilla in una pellicola che è proprio fatta esattamente su misura per lui: un film alla Pieraccioni ma diretto da Neri Parenti.

Un film povero di contenuti e con un finale abbastanza pietoso.

Due stelle.

Internet mi ha reso ateo?


Internet mi ha reso ateo?

Da quando frequento le vie di internet la mia fede è diminuita. Anzi è quasi scomparsa. Il problema di Dio per me è sempre stato radicale ed irrisolto. Adesso è irrisolto nella maniera più radicale. Di solito i problemi rimangono irrisolti perché non si trovano risposte alle domande. Nel mio caso è cessata la domanda. Dunque la radicalità della domanda è cessata nel disinteresse davanti alla radicalità della domanda.
L’esclusione, la riduzione della portata della domanda, è diminuita costantemente rispetto alla crescente quantità di informazione e virtualità umana proveniente dalla rete.
La domanda è cessata dunque per una portata straordinaria di risposte?
Credo di sì. Le risposte e le possibilità di soluzioni con l’avvento del Web2.O hanno un’estensione superiore alla domanda.
La rete ha soprattutto la (apparente e momentanea) capacità di una immortalità virtuale che invera l’individuo a sentirsi parte di una specie immortale.
Forse è nella consapevolezza che finché sei in rete esisti che ti fa cessare la domanda sull’immortalità. Ma forse la virtualità di internet ha trovato la sua forza nel potere anodino di occultare il dolore. Dio lo concepisci nel dolore. Ma nella rete non c’è dolore. Nella rete c’è comunque e sempre edulcorazione: Kawaii come dicono i giapponesi.
La concezione di Dio rimane prerogativa del mondo reale. Ma vivendo nel mondo virtuale Dio viene escluso. La rete si è fatta Dio?
Certo, si è fatta Dio per l’Onnipotenza con cui investe chi la frequenta.
Heidegger diceva che il Dasein è gettato nel Mondo. Nelle rete è il Mondo (Web2.O) che si getta in me e mi riempie, e mi salva perché nel mondo reale vivo perso e spaesato fra il dolore, la malattia, la vecchiaia e la sofferenza che denunciano l’assenza di un Dio che non è in mundo iste. E’ un Dio lontano ed assente. Difficile da conquistare e da amare.
Nella rete il dio virtuale invece ti riempie nella sua immediatezza e nella sua facilità di riempimento. E’ lì è presente e con un click lo cogli nella sua attualità e disponibilità.
Grazie alla rete so ora che ho dovuto allontanare gli occhi dal mondo per dimenticare il dolore, e mentre ho dimenticato il dolore ho dimenticato Dio. Ho cercato nella rete il riempimento ma è comunque stato un riempimento che non mi ha riempito. Ho solo conquistato apparenza di riempimento. Un riempimento che lascia assenza, che è estraneamento, aversione, surrogazione dell’incapacità di vedere una prova dell’esistenza del cercato rispetto al domandato.
Per questo ogni giorno che passa sono sempre più lontano dal mondo e dal Dio dei cristiani.
Ma forse quel Dio non è anche fondato sulla menzogna che il filosofo Porfirio molti secoli fa aveva denunciato, e il cui libro “Contro i cristiani” fu da loro così opportunamente distrutto?

venerdì 25 marzo 2011

Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata di Carlo Vanzina


Sotto il vestito niente - L'ultima sfilata
GrassettoREGIA: Carlo Vanzina

ATTORI:
Francesco Montanari
Vanessa
Hessler
Richard E. Grant
Giselda Volodi
Virginie Marsan


GENERE: Thriller
DURATA: 96 min.


Grandi fighe fin dall’inizio sul catwalk per questo thriller dagli schemi semplici ma collaudati.
La sfilata con il successo finale serve per introdurci alla corte di Federico Marinoni, uno stilista italiano di fama mondiale (ma perché lo interpreta un attore straniero e per giunta doppiato? Vado a vedere un film italiano e mi tocca vedere attori doppiati. E’ il massimo!).
Alla sua corte vivono solo modelle bellissime, fatte di alcol uomini e droga, e quelle bionde sono le sue preferite. Il suo fidanzato, Bruce, è altrettanto bello e perfetto. La sorella una mezza psicopatica. La mamma un’entusiasta del suo bambino che fin da piccolo guardando la TV disegnava gli abiti delle dive. E poi c’è Heidi, l’assistente (?), che ha visto la sua bellezza sfiorire davanti allo specchio (l’unico vero amico sincero nel mondo della moda) ed è l’unica umana perché pervasa da un senso di tristezza che la rende pietosa verso il mondo.
La modella preferita da Federico, Alexandra, muore. Incidente stradale o omicidio? L’ispettore Malerba, un terrone trapiantato a Milano che conduce le indagini, pensa da subito ad un omicidio. E di qui parte il thriller di Carlo Vanzina.
Un thriller cotonato da immagini tipo Vogue, girato a Milano, Stoccolma, Roma e la bellissima Bassano del Grappa (buona l’idea di fare una puntata a Bassano del Grappa, città davvero suggestiva).
Ci sono proprio tutti gli elementi del mondo della moda: bellezza fisica, coca (tanta), sesso, invidia e gelosia, omosessualità, giornalisti scandalistici pervertiti, spionaggio industriale e naturalmente omicidi!
Il film comunque fila via bene. L’ispettore Malerba con la sua semplicità da Montalbano piace ed anche la sua spalla, Mancuso, piace. Sono in gioco schemi banali, come abbiamo detto, ma son giocati bene. Cose semplici ma di buona fattura. E questo è il pregio del film.
Il difetto è che s’indovina presto chi possa essere l’assassino. Persino un andicappato come me, in questo genere di cose, c’è riuscito poco dopo la metà del film.
Finale un po’ da Mulino Bianco.

Tre stelle.

lunedì 21 marzo 2011

DA DESTRA A SINISTRA E' L'ORA DELLE CASSANDRE ITALIOTE!


DA DESTRA A SINISTRA E' L'ORA DELLE CASSANDRE ITALIOTE!

E' l'ora delle cassandre. Da destra a sinistra. Basta aprire un giornale e subito ci si riempie gli occhi delle visioni funeste delle Cassandre varie che le introducono soprattutto con un"si poteva"..."si doveva"..."si sarebbe dovuto"..."nessuno sa che succederà"..."il pericolo è"...."non si capisce perché"...
L'ottimismo evidentemente non fa parte dei geni di questo paese. In Italia si preferisce sempre il negativismo all'ottimismo. Il piangersi addosso al cercare soluzioni.
E' chiaro che ogni azione comporta effetti secondari. Ogni azione produce risultati inattesi. Solo i buddisti potevano suddividere azioni buone che portano effetti buoni e azioni cattive che portano effetti cattivi. Ma il mondo vero, quello delle relazioni e degli interessi economici, è complesso e perciò la verità è relativa ed ogni azione relativizza la verità in virtù degli interessi.
E' altrettanto chiaro che un intervento militare comporta rischi e problemi. Ma che si doveva fare? Lasciare morire chi chiedeva libertà e giustizia per mano di chi vuole negare la libertà e la giustizia? E d'altronde si è intervenuti militarmente laddove le rivolte son state pacifiche e il popolo ha avuto ragione?
E' indubitabilmente chiaro (anche senza l'ausilio delle saccenti Cassandre l'avremmo capito da soli!) che eventuali elezioni in questi paesi rischiano di essere strumentalizzate dai teocrati integralisti, ma è altrettanto vero che al di là dei teocrati dell'integralismo c'è una spaccatura avvenuta, che ha stabilito una riduzione della teocrazia nelle coscienze ora rese più laiche dalla penetrazione del softpower (i.e. social media, cinema, musica e soprattutto bloggging) in queste coscienze. Si è operata una riduzione teocratica e su questa riduzione bisogna cercare di instaurare la dialettica con la base di queste rivolte e non con i vertici, che da sempre cercano di soffocare l'innovatività dei giovani: il popolo giovane è portatore dei semi della dialettica in virtù della loro disposizione ed accessione al Web2.0.

Basta dunque con le Cassandre. Facciamo dell' Italia un paese di democratici convinti e progressisti e non di retrograde Cassandre sofistiche abituate solo a spaccare il capello in quattro e a tenere in stallo questo paese da anni ed anni.

venerdì 18 marzo 2011

NESSUNO MI PUO' GIUDICARE di Massimiliano Bruno



Nessuno mi può giudicare
REGIA:Massimiliano Bruno

ATTORI:
Paola Cortellesi
Raoul Bova
Rocco Papaleo
Anna Foglietta
Giovanni Bruno

GENERE:Commedia
DURATA: 95 min


Il film è tattico: parla da scemo per arrivare al punto finale, che non è poi tanto scemo. Il punto finale è appunto una ventata fresca di ottimismo verso la vita. Che è una gran bella cosa.
La prima parte è la più scema ed anche la più leggera. La seconda parte invece si “eleva” e sale di tono.
Sia nella prima parte che nella seconda si racconta la storia della ricca Alice (ricca nel senso che la sua ricchezza si fonda sul nulla, ovvero sui debiti dell’azienda del marito, di cui è amministratrice unica).
Alice è ricca, vive in una bella villa ed è pure razzista, come lo siamo un po’ tutti al giorno d’oggi (un razzismo più fondato sulle parole che sui fatti: questa è la tesi del film, infine).
Un giorno il marito muore in un incidente stradale ed il mondo le crolla addosso. I debiti la sommergono. E’ costretta a vendere tutto (anche la lussuosa villa) e ad andare a vivere nel quartiere dove abita Aziz un suo servitore.
Qui la sua vita cambierà in tutto. Intanto si metterà a fare la escort. Poi coinvolta dalla visione che proletario o coatto è bello diventerà migliore. Ed infine si innamorerà del bel Giulio, tanto cocciuto quanto buono.

Alla fine il film si presenta per quello che è: un film un po’ idiota, fatto talora a fumettone e talora calcando gli schemi delle commedie americane; e ci parla di un’Italia pazza, illogica, ladra, irresponsabile, malata di Tv e di escort, e di soldi soprattutto.
Il film nelle intenzioni magari è anche buono, nei risultati un po’ meno. Per fare un buon film di lavoro Massimiliano Bruno ce ne ha ancora davanti, anche se ha già ben delineato un suo stile preciso.

Davvero brava, bravissima, Paola Cortellesi. Meglio che a Zelig.

Voto: due stelle e mezzo

Il passato non passa solo per gli integralisti ma i popoli giovani hanno il diritto di dimenticare!


Il passato non passa solo per gli integralisti ma i popoli giovani hanno il diritto di dimenticare!

(dedicato a coloro che combattono in nome della giustizia e della dignità umana)

Serviva un intervento in Libya. Gli unici paesi coraggiosi dell’Europa, Francia e Inghilterra, hanno visto premiati i loro punti di vista. L’Italia dopo una posizione ambigua inizialmente si è schierata dalla parte della tendenza “forte”. Come sempre egoistica e in vista unicamente del proprio interesse la posizione della Germania. Uno dei paesi culturalmente e politicamente più egotistici ed arroganti del’Europa. Qualche volta a leggere i loro giornali fa male vedere il disprezzo e l’inferiorità con cui scrivono dei loro partner europei (ricordo ancora bene gli articoli della Bild durante la crisi in Grecia – da vergognarsi!).

O si stava con Gheddafi o ci si schierava dalla parte dei “ribelli”. Dal momento che ci si è schierati dalla parte dei “ribelli” era necessario dar loro un appoggio militare. Immagino la gioia ed il sollievo di coloro asserragliati in Bengasi quando hanno appreso la notizia della no-fly-zone.

Ci si sta finalmente muovendo verso l’appoggio militare verso i “ribelli”. Pare che dall’Egitto siano cominciati i primi rifornimenti di armi ai ribelli. L' Inghilterra e la Francia si preparano alla missione no-fly-zone. L’Italia sembra mettere a disposizione le basi. Gli Stati uniti sembrano più interventisti. La lega araba è favorevole…

Dunque il momento è maturo. E’ il momento dell’aiuto e del dialogo. Solo così si può sconfiggere l’integralismo e diffondere la dialettica, che è la matrice della cultura democratica, per rompere la visione teocratica ed olistica del peggiore integralismo.

L’integralismo però non è solo di una certa cultura islamica ma anche di certi paesi (occidentali) che apparentemente democratici non ammettono la critica, impediscono la critica, non volendo, in virtù dei loro interessi, che il passato passi (die Vergangenheit, die vergeht) e bollano e escludono chiunque attenti al loro integralismo intoccabile.

Basta con gli integralismi da qualunque parte essi vengano.

martedì 15 marzo 2011

IL GUSTO GLOCAL del XXI secolo come elemento trainante


IL GUSTO GLOCAL del XXI secolo come elemento trainante

Questo nostro articolo parte da un intervista comparsa oggi sullo “International Herald Tribune” ai critici cinematografici americani A.O. Scott e Manohla Dargis (Hollywood’s up-again, Down-again moments: The critics' view[1]) . Nell’articolo c’è una frase di Manhola Dargis che mi ha colpito: Now the most popular movies are often the junkiest. Questa frase è certamente vera, se non che a mio parere la qualità dei junkiest movies si è alzata o quanto meno il pubblico ha alzato il livello del suo gusto. Io non credo che Iron men 2 il più junkiest in assoluto dei film che ho visto abbia avuto molti apprezza tori ed apprezzamenti; o la Bellezza del somaro di Castellitto in Italia (uno dei film più irritanti e noiosi dell’anno 2010 con pretese culturali – il che è peggio).

Questo innalzamento di gusto ha proceduto di pari passo con il ritorno del pubblico nei cinema (di centro anche – dove magari il pubblico è più anziano rispetto ai multiplex, ma d’altronde la nostra è una nazione anziana).

Abbiamo visto buoni film: 20 sigarette di Amadei, Cosa voglio di più di Soldini, La Passione di Mazzacurati, Mine vaganti di Ozpetek, Una vita tranquilla di Cupellini, La nostra vita di Luchetti, Figli delle stelle di Pellegrini, Manuale d’Amore 3 di Veronesi, Il Gioiellino di Molaioli, La vita facile sempre di Pellegrini.

Anche sul lato Hollywood c’è stata una ripresa della qualità (A.O.Scott cita Black Swan, The Social Network, True Grit, The Fighter e The King’s Speech), che fa ben sperare per l’abbandono della ossessiva moda dei remake

Ovviamente questo innalzamento di gusto è stato affinato dalla sempre più forte figura dello spettatore/fruitore (di prodotti) in quanto pro-sumer [pro(ducer & con)sumer]. Una figura altamente individuale (tipica del Web 2.0) che fa le scelte in proprio e determina le direzioni del gusto e della produzione.

Anche chi fa indagini di market per produrre film mainstream non può che scontrarsi con tale expertise altamente qualitativa (rispetto al passato) dello spettatore – consumatore&trend setter allo stesso tempo.

D’altronde, mutatis mutandis, è lo stesso livello qualitativo di vita che trasmesso dal softpower (mainstream) dei social media, cinema e musica occidentale ha penetrato paesi islamici (apparentemente) integralisti e ha spinto le classi più fertilizzate dai semi del softpower occidentale a chiedere un livello migliore di vita, democrazia e giustizia che è sotto gli occhi di tutti in questi giorni, indipendentemente da quali saranno poi le conseguenze delle rivolte in atto.

E’ dunque in atto una tendenza generale di un gusto sempre più qualitativamente alto e sempre più glocal.