martedì 7 dicembre 2010

Intervista a Bill Emmott - ex direttore de "The Economist"


Bill Emmott: “Sì, l’Italia può risorgere Adesso continuate così”



Nella foto, Bill Emmott ai tempi della direzione dell’Economist



Dopo aver letto il tuo libro, Bill, mi sorge spontaneo pensare che in fondo, volendo, del buono lo si trova dappertutto…sei persino riuscito a trovare del buono nella classe politica italiana!


«Certamente che si può trovare del buono dappertutto ma la difficoltà maggiore sta nello stabilire che spesso la “la buona Italia” e “la mala Italia” co-esistono all´interno della medesima gente e delle stesse organizzazioni. Questo vale soprattutto per la politica. Quello che dunque valgono sono le circostanze e le incentivazioni. Non è solo una questione morale».

Tu davvero vedi possibile un nuovo Rinascimento/Risorgimento italiano?


«Ho sempre creduto che Rinascimento e Risorgimento siano possibili. E credo anche che oggi un “Risorgimento” debba soprattutto consistere nella rimessa in circolo della flessibilità e del dinamismo che l´Italia ebbe nel 1960 e 1970. Non rappresenterebbe dunque un cambiamento completo, ma si tratterebbe di riportare in vita vecchie forze e spinte».

Un attore italiano, Elio Germano, dedicò il premio di Cannes come migliore attore «all´Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere il paese migliore nonostante la loro classe dirigente». Il tuo libro sembra in ogni senso confermare la frase di Germano…

«Sì, davvero la mia speranza è che il mio libro incoraggi gli Italiani, in patria e all´estero, a lavorare sodo per impegnarsi a rendere la loro nazione migliore, più forte e prosperosa. Dopo tutto ho trovato numerosi gruppi che già si muovono in questa direzione: il mio libro intende lodarli e omaggiarli. Ma ne occorrono ancora di più e ci vuole ancora molto lavoro in questa direzione».

Leggendo il libro mi pare più che evidente che gli imprenditori siano l´unica classe sociale veramente innovativa in Italia. In particolare quando parli di Cucinelli…

«Beh, gli imprenditori sono sempre per definizione innovatori: cercano sempre di creare qualcosa di nuovo. Ci sono persone che vogliono investire le loro vite fuori dal vecchio sistema, da un modo vecchio di fare gli imprenditori e da una burocrazia altrettanto vecchia. Sono dunque una fonte di cambiamento e di ispirazione. Gli ostacoli che soprattutto devono fronteggiare aiutano a definire il problema: se tali impedimenti potessero essere diminuiti allora ci sarebbe più innovazione e sviluppo. Un grosso ostacolo è la legge sul lavoro che finisce per scoraggiare molti imprenditori ad assumere più di 15 persone».

Le figure imprenditoriali che tratteggi nel libro oltre ad essere innovative mi sembra che rappresentino un bell´esempio di capitalismo etico. Non è che in Italia il capitalismo sia più etico che altrove?

«Non credo che il capitalismo italiano sia generalmente più etico che altrove. Credo però che la storia del capitalismo italiano sia stata di maggiore confronto rispetto ad altri paesi europei e che in Italia vi sia perciò un diffidenza verso il capitalismo più diffusa che altrove. Così gli imprenditori che mostrano che il capitalismo possa essere etico e co-operativo sono persino più importanti in Italia».

Dell´immigrazione non parli molto nel tuo libro. Mi piacerebbe sapere come vedi la crescita vertiginosa dell´immigrazione: una spinta positiva per l´economia italiana o il rischio di un aumento della conflittualità e di un ulteriore frammentazione del già frammentato consenso sociale che è il fondamento e la forza delle economie emergenti?

«L´Italia era atipica prima del 1990 nel non aver avuto una grande immigrazione: molto meno della Francia o Germania, per esempio. Ora, dal 1990, si è allineata con una percentuale di residenti nati all´estero che è passata da un virtuale 0% della popolazione al quasi 7% di ora. Che è comunque ancora inferiore al livello della Francia e della Germania. Io credo in verità che questo sarà un grande beneficio per la nazione, rompendo il circolo spesso chiuso della società Italiana e fornendo una nuova fonte di nuovo vigore imprenditoriale. Durante la sua storia l´Italia ha spesso avuto fenomeni consistenti di immigrazione, in parte a causa dei suoi non ben definiti confini e perché non esisteva una definizione di “italiano”. Personalmente credo che ci sia sempre un rischio di conflitto quando un gruppo migra verso un altro luogo, ma può essere affrontato e controllato, e tuttavia l´immigrazione va vista in ultima analisi come un fatto positivo».

Tu individui il limite dell´imprenditoria italiana nell´incapacità, sovente, di saper camminare da soli in quanto eternamente dipendente dallo Stato. Ma non è questo il riflettersi del ben più profondo schema della dipendenza cattolica da una figura superiore (il prete, il cardinale, il vescovo, il Papa, il Cristo) che sempre ci deve indicare il da-farsi o il non-potersi-fare. In fondo gli italiani per questo, forse, rimangono un popolo immaturo e popolato di bamboccioni. Confindustria, i sindacati, l´ordine dei giornalisti e le infinite gilde che si moltiplicano all´infinito non sono forse il più chiaro segno di questo transcendens che attraversa tutta la cultura e società italiana per tutta comprenderla?

«In questo caso è difficile per un outsider giudicare in modo competente. Ma la mia interpretazione sarebbe però un po´ diversa. E´ che la storia italiana, con le sue numerose invasioni, cambi di regime e conflitti, ha prodotto un individualismo paradossale: una società dove la gente persegue un´autonomia individuale, creando le proprie realtà e protections in modo da assicurarsi la propria sopravvivenza, ma che anche risponde a questi cambiamenti creando gerarchie e regole per dotarsi di un altro tipo di protection - una protection che di per sé riduce la libertà individuale. C´è una battaglia fra individualismo e rigidità: alcune delle attuali difficoltà che l´Italia si trova ad affrontare in economia nascono appunto da un´eccessiva rigidità».

Concordo con te che l´Italia è un paese culturalmente stantio che manca di una visione globale dell´azione. A mio avviso questo è soprattutto colpa di una sinistra che ha saputo solo vivere e replicare stando all´ombra di Berlusconi senza saper portare contributi nuovi e freschi in termini di idee; vivendo solo di schemi retorici, preconcetti e governata da dinosauri veramente da rottamare ormai. “Sinistra” in Italia ha sempre significato progresso ed innovazione, amore per la cultura… ma dove sono oggi i Gramsci, i Pasolini, i Calvino…?

«Credo che la sinistra abbia seguito Berlusconi non solo nell´autodefinirsi in opposizione a lui, ma anche nel copiare la sua idea artificiale di una politica bi-polare di due grandi blocchi politici. La legge elettorale ora incoraggia questo grazie al “majority premium”. Ma è artificiale: il centro destra è diviso fra nord e sud, mentre la sinistra è divisa fra conservatorismo e progressisti liberali. Convivono nello stesso partito ma non potranno mai andare d´accordo. Questo è il motivo per cui io vedo di buon occhio una riforma della legge elettorale, eliminando il majority premium e riconoscendo che in Italia la politica è frammentata e la riforma richiede la costruzione di un consenso ampio».

Gli esempi che porti di imprenditori, sono imprenditori veri proprio perché completamente sganciati dalla politica, unicamente dediti alla propria azienda. Uno scrittore engagé raramente è un grande scrittore e probabilmente un imprenditore troppo dedito alla politica non è mai un grande imprenditore. Insomma, uno che fa l´imprenditore non può mai stare né a destra né a sinistra ma deve stare con la sua azienda e le sue idee. Ho correttamente interpretato l´idea emersa dai tuoi incontri con gli imprenditori italiani?


«Sì, credo che un businessman debba scegliere: guidare la propria azienda o fare politica. Devono essere o l´uno o l´altro ma mai tutt´e due».

Il tuo libro si intitola “Forza Italia - come ripartire dopo Berlusconi”. Ma davvero tutti i problemi dell´Italia sono da attribuire a Berlusconi?

«No, naturalmente no. Come sostengo nel mio libro Berlusconi è sintomo e causa allo stesso tempo: egli è un esempio estremo di Mala Italia, l´Italia che persegue monopoli e cartelli, che infrange le leggi quando le aggrada e che usa il potere dello Stato per i propri interessi, ma certamente non ha inventato queste caratteristiche che non scompariranno automaticamente e facilmente dopo la sua uscita. Secondo la mia opinione ha però contribuito a diffondere maggiormente questi atteggiamenti, dando esempio dall´apice del governo e stabilendo uno strumento di sistematica distorsione della verità (talora facendo uso di evidente menzogna), supportato dal suo controllo dell´informazione televisiva, che ha minato la verità e il pluralismo».

Da quando hai pubblicato il libro, gli eventi successivi ti hanno in qualche modo portato a riconsiderare qualcosa rispetto alle tesi del libro precedentemente uscito?


«No, non ancora. Gli eventi successivi mi hanno fatto solo approfondire la mia ricerca, sul sistema universitario, per esempio, o sulle discussioni relative al programma “fabbrica Italia” della FIAT».

Bill, ma perché tutto questo amore per l´Italia? Davvero grazie a Berlusconi, come affermi nei ringraziamenti alla fine del libro?


«Berlusconi ha dato il via al processo, attraendo la mia attenzione e obbligandomi in un secondo momento ad un impegno personale. Ma poi l´Italia mi ha sedotto, unitamente ad una crescente emozione di scorrettezza e ingiustizia: che è scorretto ed ingiusto che così tanti italiani siano pessimisti e fronteggino così tanti ostacoli nella loro vita, soprattutto le generazioni più giovani».

lunedì 6 dicembre 2010

LE LIBRERIE DI FIRENZE: Edison





LE LIBRERIE DI FIRENZE: Edison (Piazza della Repubblica27/r - 50123, Firenze Tel: 055/213110)









LIBRI: discreto il reparto libri in Italiano; modesto quello in lingua inglese che più che altro tiene bestsellers; inesistenti i libri in lingua spagnola e francese (voto complessivo 7)
COMMESSI: abbastanza anonimi, seppure disponibili (voto: 6 e mezzo)
GENTILEZZA: abuona (voto sette e mezzo)
DIRETTORE/RESPONSABILE: non conosciuto
AMBIENTE: la Edison è stata la prima vera libreria caffè a Firenze che ha inaugurato un ambiente bellissimo. Purtroppo ora la libreria avrebbe bisogno di un restyling perché è diventata piuttosto trasandata e anonima, seppur conservi ancora un buon colpo d'occhio (voto: 7)
COMFORT: di tutte le librerie di Firenze è quella che offre più confort (voto 7)
BAR: nulla di speciale il servizio. Tuttavia il bar offre una bella vista su piazza della Repubblica ed hanno il grande merito, a differenza della Melbookstore (sic!!), di non mandare via la gente dai tavoli: il che non è poco! (Voto 8)

sabato 4 dicembre 2010



Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

REGIA: Woody Allen







ATTORI:

Antonio Banderas

Josh Brolin

Anthony Hopkins

Gemma Jones

Freida Pinto.

Titolo originale You Will Meet a Tall Dark Stranger

GENERE:Sentimentale

DURATA:98 min

Definirei questo film la fiera delle piccole e grandi crudeltà inavvertite. Un film che inizia con una musica cullante e con un citazione da Shakespeare, per introdurre il tema della crisi delle coppie. Coppie di settantenni (Alfie + Helena) che non accettano di invecchiare e si separano; coppie di quarantenni (Roy + Sally) che non accettano la realtà ma sempre pensano a quello che loro non hanno e invidiano gli altri che invece lo hanno.

Nonni in attesa di un figlio da prostitute di professione; figli in attesa di figli da mogli autentiche; scrittori falliti e scrittori promettenti a cui magari rubare l’opera; artisti che suonano in camera e artisti che ascoltano altri artisti suonare in camera guardando dalla finestra.

Tutto il film si muove leggero sulle note di Boccherini con continui spostamenti di camera da un personaggio all’altro, a significare un passaggio narrativo da un Io ad un altro Io.

Un film che ti getta in faccia il sudore ed il dolore di una vita di eterni fanciulli dalle eterne promesse che mai si realizzano ma nel frattempo invecchiano nel girotondo delle loro vuote quanto crudeli pianificazioni. Personaggi che vivono di un incanto corporeo che li guida quali animali dotati di senso e di chiacchiera soprattutto. Coppie che girano in tondo senza nemmeno intuire il perché delle loro esistenze capaci solo di sottomettersi al principio dell’edonismo a cui pagano pegno e non avvertono il senso del ridicolo del loro passaggio inavvertito in questo mondo.

Più belle le intenzioni filosofiche che sorreggono il film che il film in sé.

Due stelle e mezzo.

LE LIBRERIE DI FIRENZE:Feltrinelli International


LE LIBRERIE DI FIRENZE:Feltrinelli International (Via Cavour 12/R)

LIBRI: molto fornito il reparto di libri in lingua originale, soprattutto buono quello in spagnolo, francese e tedesco. Discreto quello in lingua inglese (voto 8)
COMMESSI: benché sotto stress per il tanto lavoro rispetto alle unità lavorative i commessi sono sempre molto gentili, disponibili e competenti (voto:8)
GENTILEZZA: alta (voto 8)
DIRETTRICE/RESPONSABILE: sempre scontrosa (voto 6)
AMBIENTE: angusto (voto: 6)
COMFORT: inesistenti (voto 4)
BAR: la Feltrinelli (non solo International) si muove ancora su schemi tra il supermercato o la vecchia libreria, quindi per loro il bar non è rilevante. Rilevante è invece la politica, che perseguono - purtroppo - quasi tutte le librerie di riempire gli spazi, già di per sé di modeste dimensioni, con un numero sempre crescente di scaffalature, per cui il cliente alla fine viene costretto al mordi e fuggi: purtroppo in Firenze (e non solo) il cliente è solo una rottura di scatole. Meno rimane in libreria meglio è. Politica completamente sbagliata. (Voto 0)

venerdì 3 dicembre 2010

LE LIBRERIE DI FIRENZE: MEL BOOK STORE


LE LIBRERIE DI FIRENZE: melbookstore

LIBRI: poco fornita (voto 6)
COMMESSI: stressati, forse a causa del lavoro e della direzione (voto:6)
GENTILEZZA: scarsa (voto 5)
DIRETTRICE: poco disponibile e non molto gentile (voto 5)
AMBIENTE: bello (voto: 8)
COMFORT: mediocri (voto 5)
BAR: qui è veramente da ridere. Si deve consumare a tempo. Se prendete un caffè dopo 15 minuti vi mandano via per far posto ad altri. Ma perché non aggiungono più tavolini? Servizio e gentilezza scarsi (voto 4)

lunedì 29 novembre 2010

L'ETERNO RITORNO acquistabile su DARKLAVA dove la fantasia non ha confini





BENVENUTI

NEL MERAVIGLIOSO MONDO DI Darklava

dove la fantasia non ha confinihttp://www.sira.it/DARKLAVA/uscite.asp?AnnoUs=2008&mese=1&tipo=V&Anno=2008




Autore Ulivieri Fabrizio

Titolo L' eterno ritorno

Editore Ass. Akkuaria

Collana Europa la strada della scrittura

Prezzo 12

Pagine 121

La materia è finita ed è ciclica. È un eterno ritorno. Da qualche parte nel mondo esiste un libro, il libro di coloro che già sono salvi e di coloro che già sono dannati. Dio salva gli umili e i sofferenti per amore ma danna i superbi e li abbatte per giustizia. Chi è salvo si fa di pura luce ed esce dal ciclo perenne della materia. Chi è dannato invece rimane nella materia e ritorna in eterno. Così si consuma la tragica storia d’amore di Fabrizio ed Angelika. Un amore che ritorna là dove era cominciato. Fabrizio Ulivieri è nato a Montelupo Fiorentino il 10 febbraio 1956. A differenza della sua età non sembra invecchiare e qualcuno comincia a pensare che sia emulo di Dorian Gray. Il male ha infatti guidato le sue strade fino al giorno in cui non è divenuto cosciente del bisogno di redimersi e quel giorno è stato quando ha incontrato un mago proveniente dalla Korea. E’stato allora che è nato il racconto IL MAGO DI GOXIAN. Da allora è rinata la voglia di scrivere fino ad allora sopita e soffocata sotto le ceneri di una vita persasi in mille illusioni.

Acquistabile su IBS (http://www.sira.it/DARKLAVA/uscite.asp?AnnoUs=2008&mese=1&tipo=V&Anno=2008)

Oggi Fabrizio Ulivieri lavora come direttore del Dipartimento di Italiano in una scuola per stranieri in Firenze. Dopo alcune pubblicazioni di carattere linguistico in Studi di grammatica Italiana (Accademia della Crusca) e in Zeitschrift fuer italienische Sprache und Literatur, ha pubblicato racconti e articoli online. È stato anche collaboratore di www.ilciclismo.it per cui ha scritto racconti sul ciclismo e pezzi satirici. Ha smesso la sua collaborazione quando Matteo il suo unico e vero mèntore ha abbandonato la rivista online. Adesso si è defilato anche dal ciclismo, schifato dall’ipocrisia ributtante di chi del ciclismo ordisce le trame e fa finta di non sapere ciò che tutti sanno.

domenica 28 novembre 2010

PRECIOUS di Lee Daniels




PRECIOUS

REGIA: Lee Daniels





ATTORI:

Gabourey Sidibe

Mo'Nique

Paula Patton

Mariah Carey

Lenny Kravitz

Sherri Shepherd

Nealla Gordon

GENERE: drammatico

DURATA: 110 minuti

Precious, una ragazza negra di Harlem, sogna quello che non esiste, quello che a lei sarà sempre impossibile avere o essere. Precious è negra, brutta, grassa, enorme. Ha 16 anni ma pare ne abbia 40. Il padre l’ha violentata ed è ora incinta del secondo figlio. La prima figlia avuta sempre a causa di una violenza del padre si chiama Mongo è mongoloide e vive con la nonna perché la mamma di Precious non vuole Mongo in casa. La vuole solo quando viene l’assistente sociale per recitare la parte della povera nonna affettuosa che non trova lavoro (ma in realtà non lo cerca mai) per prendere il sussidio sociale.

Precious vive in una casa da incubo con una madre che è un Orco: la picchia continuamente e la obbliga a cucinare, pulire la casa e mangiare anche se non ha fame. Ma Precious sogna. Sogna quello che non esiste, anche se la buttano fuori da scuola perché è incinta per la seconda volta e la mandano ad una scuola alternativa (eachoneteachone), dove troverà ragazze disadattate come lei…

E’ un ennesimo film americano abbastanza opaco, con una parte centrale (quella di eachoneteachone) che è un palese remake (ormai una costante nei film americani: un cinema senza idee, sempre di più) di “La Classe” (Entre les murs – 2008) di Laurent Cantet.

Un film di scarsa personalità. Un film volgare, fatto su persone volgari che vivono una vita di merda e senza scampo, perché la vita può essere veramente di merda e segnarti fin da piccolo per il resto dei tuoi giorni: così è successo a Precious, violentata dal padre fin dall’età di tre anni.

Un film angosciante che deprime lo spettatore, senza dubbio. Eppure alla fine c’è la luce. Una debole luce di redenzione. C’è l’aiuto sociale che soccorrerà Precious fuggita di casa con Abdul (il bambino appena partorito nell’ospedale da cui è stata appena dimessa e subito malmenato dalla mamma Orco di Precious, che tenta di ucciderli tutt’e due lanciandogli addosso un televisore).

C’è la voglia di iniziare una nuova vita, Precious Abdul e Mongo, finalmente tutt’ e tre insieme. C’è ora più che mai la voglia di continuare a sognare una realtà impossibile per lei: una vita felice con un ragazzo bello; una vita da modella; una vita in cui lei è magra, con i capelli biondi e bianca.

Precious sogna, perché vuole continuare ad esistere, ed un essere umano senza sogni non esiste. Il sogno è speranza. Finché sogni hai speranza. La speranza è democratica: è per tutti. Indistintamente.

Due stelle e mezzo.