giovedì 13 ottobre 2011

LA LINGUA INCOMPRENSIBILE DI UNO CHE VUOLE INTERCETTARE GLI INDIGNADOS!


Bersani alla sette:...attraversare il Mar Rosso senza bagnarsi i piedi...politica ecclesiastica...persone del destino...ascolto del mistero...sto dentro al solco della costituzione...devi caricarti del problema di una mediazione...il codardo oltraggio sia pari al servo encomio....ma che lingua parla?
Dopo Totò (alias Tonino Di Pietro) un altro che parla come una sfinge...e lui vuole intercettare i giovani indignados??? Col cavolo che li intercetta uno che parla così!!!

mercoledì 12 ottobre 2011

Ma La Russa c'è o ci fa?



La Russa alla 7: Ma La Russa c'è o ci fa?
Questo è uno che trasforma tutto in una ripicca infantile fra bambini che litigano per le figurine: e fa il ministro :-( in che mani che siamo finiti!
Anzi in che bocca siamo finiti....


martedì 11 ottobre 2011

Mentana meno sofismi sulle conventicole del parlamento nostro e più informazione internazionale


Mentana ama i meandri inaccessibili ed oscuri di casa nostra. Il rapporto (nel suo telegiornale) è 25/28 minuti di rompicapo dei nostri assurdi politicanti e 1/2 minuti di informazione internazionale. E' un telegiornale di una bella espressione di provincialismo.
Il mondo va come Sebastian Vettel, noi siamo indietro su tutto e lui si concentra sulla nostra condizione di bradipi e retroattivi.
Mentana meno sofismi sulle conventicole del parlamento nostro e più informazione internazionale, che così almeno avremo qualcosa da imparare!

domenica 9 ottobre 2011

Dell'antipolitica, del popolaccio leopardiano a proposito di un articolo di Guido Rossi sul "Il Sole 24 Ore" di oggi


Apprezzo moltissimo gli articoli di Guido Rossi, la domenica, su "Il Sole 24 Ore". Sono talora degli articoli "visionari" (id est: creativi). In questo paese abbiamo bisogno di visionari, perché di senescenti ce n'è anche troppi.
Però questa volta mi trova in disaccordo. Per criticare una certa tendenza antipolitica che si respira oggi, cita il Leopardi che gli serve per accomunare classe dirigente e popolo (in quanto ovviamente la classe politica non sarebbe che lo specchio dello status del paese): " Le classi superiori d'Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico dei popolacci".

Ma perché, mi chiedo, quello che tutti ora chiamano antipolitica dev'essere per forza antipolitica, per il fatto di non riconoscersi più nel sistema attuale dei partiti?
Io, il Della Valle non lo conosco personalmente e dunque non posso giurare sull'uomo, ma non vedo perché, se ha comprato delle pagine a pagamento sui maggiori quotidiani italiani (lui che se lo può permettere) per esprimere il suo pensiero civile, si debba parlare di antipolitica e non di impegno civile? .
Voler insistere sul sistema dei partiti come l'unico modo di rappresentazione democratica questa sì che è cecità e inattualità. E' non volersi rendere conto che nella rete e nei sistemi di comunicazioni in generale è GIA' nato un modo di far politica diverso e più rappresentativo.
Si è imparato, in rete, a creare movimenti e gruppi di opinione creativi ed innovativi (ultimi casi: Adbuster.org, piratenpartei.de) che hanno finalmente strategie comunicative, aggregative e politiche basate su una visione rappresentativa più diretta e più vera: quella collettiva/globale. I leader, quando vi saranno e se vi saranno, nasceranno per una sorta di selezione naturale (e non professionale), ovvero in modo orizzontale e non verticale.

L'idea di Leopardi, citata da guido Rossi, potrà anche essere suggestiva ma è però inattuale.
Io, e come me molti altri, non mi riconosco nel "popolaccio", a meno che non, per "popolaccio", si intenda quella massa di abbrutiti che ogni mattina, onestamente e con gran senso di responsabilità, si alzano e vanno al proprio lavoro per una manciata di euro, con l'idea di dare il meglio per sé, per l'azienda per cui lavorano, e per il proprio paese infine. E se poi vi è un momento in cui qualcuno, di questo malfamato "popolaccio", decide di indignarsi e di rompere con l'inattuale sistema di rappresentazione fatiscente per cercarne uno più nuovo (creativo) e più rappresentativo, è allora antipolitica o impegno civile?
E' ovvio che non sarà il Leopardi, bontà sua, a poter dare delle risposte. Leopardi non conosceva i social media, la rete ed i nuovi mezzi di aggregazione che questi comportano. E comunque per quel che mi risulta, scrivendo in un linguaggio inattuale per i suoi tempi ha saputo produrre risposte che uscivano dalla conformità dei suoi tempi per travalicarli.


sabato 8 ottobre 2011

IL VILLAGGIO DI CARTONE di Ermanno Olmi


Il villaggio di cartone

REGIA: Ermanno Olmi

ATTORI: Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich, El Hadji Ibrahima Faye.

GENERE: Drammatico

DURATA: 87 min


Una chiesa viene chiusa. Gli operai entrano. Portano via tutto. Le statue della Madonna e dei santi. Viene anche asportato il Crocifisso che viene rimosso calandolo dall’alto.

Il parroco (senza nome – tutti i personaggi sono senza nome nel film) vede svanire il senso della sua vita, del suo lavoro di cinquanta anni e forse anche della sua fede.

Perché la chiesa venga chiusa non si sa. Si suppone che lo sia per mancanza di fedeli ed anche, probabilmente, per ristrettezze economiche.

Il parroco è deciso a non andarsene e a non dimenticare. In solitudine parla da solo a voce alta per farsi compagnia in attesa della morte che pare imminente.

Ma poi…nottetempo…arrivano loro…i clandestini ricercati da una polizia e da uno stato che pare uno stato nazista e non quello italiano (probabilmente Olmi sovrappone il ricordo dell’Olocausto e degli ebrei salvati da cristiani di buona volontà ad una situazione politicamente e storicamente ben diversa creando una situazione irreale e urtante).

Sotto una pioggia incessante e continua, punteggiata da rumori di sirene della polizia elicotteri spari e fari che sembrano bucare il cielo in cerca di non si sa che, con dialoghi ridotti all’osso e con scene da tragedia greca si entra nella diaspora di questi immigrati: bambini affamati, facce mute che non chiedono, feriti, uomini e donne disperati. Fra di loro ci sono terroristi ma anche uomini di buona volontà e pronti al dialogo...

Un film troppo lento per essere un film ma con il passo giusto per essere un pezzo di teatro. Troppa esagerazione di recitazione per un film che però sarebbe adeguata in teatro.

Insomma un ottimo pezzo da teatro forse ma un film dove mi sono davvero annoiato.

E irritato.

Se è vero che il film tratta il tema di un dio muto davanti alla tragedia dell'uomo, un tema moderno, è altrettanto vero che questo voler paragonare l’Italia ad uno stato nazista non mi trova in nessun modo d’accordo. Ancor meno d’accordo con l’idea che solo il buonismo ci può salvare.

L’Italia non è la Germania di Hitler e gli italiani mi sembrano ben troppo occupati in problemi ben più seri che avere il tempo per essere nazisti e razzisti. E il buonismo non salva un popolo anzi lo porta alla catastrofe. E l’Italia che è marcia di buonismo ne è l’esempio migliore.

Quello che ci vuole per risolvere i problemi son leggi giuste, eque e chiare, che tutti devono rispettare, chiunque si trovi sul territorio italiano e di qualunque colore e credo sia.

Il buonismo porta sempre alla deregulation e di deregulation in Italia ce n’è anche troppa.

Negli intellettuali italiani c’è innato un senso di masochismo: tutti gli altri sono buoni, solo noi italiani siamo cattivi. Se vogliamo salvarci allora dobbiamo essere buoni con l’altro e fargli fare quello che vuole (e difatti nel film c’è un gruppo terrorista che nessuno ferma anche se tutti sanno: perché? fermarlo sarebbe da razzisti?).

Negli intellettuali italiani c’è pure innato il catastrofismo: condannare senza mai dare soluzioni.

La soluzione è costruire una nuova classe dirigente preparata, competente, creativa ed innovativa. E queste qualità non hanno colore né credo. Ma solo la voglia di mettersi insieme e collaborare per creare regole valide per tutti: il biglietto in treno lo devono pagare tutti e non solo gli italiani; per la strada tu hai il diritto di fermarmi per convincermi a comprare ma io ho anche il diritto di camminare senza essere disturbato ogni cinque minuti dovunque vada.

Film noioso e pretenzioso. Non bastano solo belle immagini per fare un film, ci vuole anche una visione chiara delle cose e non supposte frasi ad effetto che hanno l’effetto di slogan pubblicitari: 2 stelle.

mercoledì 5 ottobre 2011

Italy a land devastated by contradiction


I am Italian even though I don't look like an Italian. I am Catholic even though I don't believe in Catholicism.

Isn't this a contradiction?

I've never been fond of this country. And I don't know why. I've never hated this country and I've never loved it at the same time. And I don't know why.

But now time has come to know why and to try to help this miserable society. To have compassion for such devastated land. A land that I hardly understand. Where the opposite of "just" is always valid and counts.

A land where you stay with someone or you are nothing. Where you have a recommendation or you are nothing. Where politicians are comedians. Where comedians are politicians. Where a person is convicted for a murder and four years later the verdict is overturned and the convict is freed. Where if you criticize the class of politicians (casta) you are "antipolitica" (you simply do populism), but instead you are trying to start a new sense of social responsibility which doesn't pertain to the current politics made of nonsense quarrels and personal interests of low profile.

Berlusconi is an exhausted politician but doesn't give up. He probably understands that he completely lost his state of grace but he continues to persist.

The left criticizes the right wing but never proposes solutions, since they have no solution.

The Lega wants Secession but stays in the Government.

The Association of Industrialists (Confindustria) is on the same page as the Unions (Sindacati). The (former) middle-class is paying for the upper classes which never pay for what they should have paid.

The young generations are sacrificed because the oldest generations (their fathers) robbed them any right for a decent life.

In this country there is a deep sense of contradiction that imbued our lives, our minds, our souls, even the air we breathe, and this subsequently caused the largest lack of respect. In this country everything is permitted, and the contrary of everything too. "Gli italiani son brava gente! " (Italians are good guys!), that is the ground that triggered the persistent contradiction we live in today and keeps alive the tremendous lack of respect which is surrounding us everywhere:

We all are good

Ergo everything is permitted

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A good guy will never harm anyone

Ergo you can do what you want

Look at the neorealist movie and literature and you will find thousands of these examples. Examples that reveal an anarchist flock-folk, without rules and laws: like a flock we live, like a flock we think, like a flock we act, like a flock we die...

We need to change. We need a different perception of politics: politics as a social commitment; politics as creativity; politics as a continuous act of innovation to launch a new society, just in the sense you launch a new product. Politics have to become more similar to a marketing campaign if we want to change our flock-folk-structure versus a better tied cluster of responsible individuals connected by a vaster sense of social responsibility instead of a flock- folk-sense-of-life.

sabato 1 ottobre 2011

A DANGEROUS METHOD di David Cronenberg


A Dangerous Method

REGIA: David Cronenberg

ATTORI: Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sarah Gadon.

GENERE: Drammatico

DURATA: 93 min

Carl Gustav Jung è un giovane dottore ed è sposato con una donna estremamente ricca. E’ alla ricerca di una sua strada all’interno della nascente psicologia ma trova le teorie freudiane per il momento le uniche capaci di curare malati, in attesa di eleborarne una propria che permetta all’individuo di trovare in fondo al tunnel quello che da sempre aveva voluto essere.

Nell'ospedale Burgholzli in cui esercita la professione di psichiatra viene portata Sabina Spielrein in preda ad una crisi delirante ed ossessiva. Jung decide di curarla con il metodo nascente di Freud: scoprirà che Sabina ha vissuto un'infanzia in cui le violenze subite dal padre hanno condizionato la visione della sua sessualità, portandola a provare piacere ogni volta che viene umiliata e picchiata.

Freud, con il quale avrà un lungo colloquio nel suo modesto appartamento di Vienna, vedendo in Jung il suo degno successore, gli manderà come paziente lo psichiatra Otto Gross, tossicodipendente e seguace della massima di Oscar Wilde I can resist everything but temptation. Con Otto le parti si invertiranno. Saranno gli argomenti della dedizione al piacere di Otto a convincere Jung e non le terapie di Jung a sanare Otto. Spinto dalla morale perversa di Otto, Jung si invischierà in un’altrettanto perversa relazione di sesso ferocious con Sabina…

Gran parlare di questo film di Cronenberg ma a me è parso un film abbastanza modesto. Scontato talora.

Non vorrei dire un film manierato, che è una parola che ho forse usato troppo spesso, ma di sicuro è una continua ricerca del bel dipinto ad olio. Gli attori difatti più recitare stanno sempre in posa.

L’unico personaggio veramente credibile, vero e passionale è Sabina (Keira Knightley).

Brava Keira Knightley. Brava così non l’avevo mai vista. Ed è Keira Knightley. l’unica cosa che riesce, a mio avviso, a tenere insieme un film piuttosto slegato.

Un film che uccide la fantasia critica, perché è come un libro di John Le Carré, tutta superficie e nessuna profondità, nonostante l’apparente profondità dei dialoghi.

Una cosa però il film la conferma: gli psicologi/psichiatri possono forse curare gli altri ma sono incapaci di curare se stessi.

Voto: tre stelle.