mercoledì 15 dicembre 2010

IL RESPONSABILE DELLE RISORSE UMANE di Eran Riklis

Il responsabile delle risorse umane

REGIA: Eran Riklis



ATTORI:

Mark Ivanir

Guri Alfi

Noah Silver

Rozina Cambos

Julian Negulesco.

Titolo originale

TITOLO ORIGINALE: The Human Resources Manager

GENERE:Drammatico

DURATA:103 min

La storia di questo film parte da un semplice cedolino di una busta paga ritrovata addosso ad una giovane donna, Yulia Petrake, rimasta coinvolta in un attentato terroristico in Israele.

Si cerca di dare un volto a questa donna morta e vi si riesce solo perché attraverso il cedolino è possibile rintracciare la ditta presso la quale lavorava. Un panificio, dove il responsabile delle risorse umane si trova al centro di pressioni che gli provengono dalla proprietaria, “La Vedova”, e da un giornale locale che a causa di un giornalista rampante sfrutta la storia di Yulia per fare un articolo scandalistico. Quello che viene messo in gioco è il buon nome del panificio perché la ragazza pur essendo stata licenziata era stata comunque mantenuta sul libro paga della ditta. Questo a causa di un sorvegliante di reparto che l’aveva licenziata perché innamorato di lei. Ma pur avendola licenziata non l’aveva comunque comunicato al responsabile delle risorse umane e così Yulia, di origine russa, era stata mantenuta sul libro paga.

Suo malgrado il responsabile delle risorse umane, già inguaiato dai propri problemi personali con la moglie da cui vive separato e da incomprensioni con la figlia a cui non riesce a trovare tempo da dedicare si trova a dover affrontare il riconoscimento della salma e ad accompagnare la salma in Russia per riconsegnarla alla madre ed ottenere da quest’ultima la firma, valida legalmente, della consegna che permetterebbe finalmente al responsabile di ritornare in Israele e adempiere la promessa che ha fatto alla figlia di accompagnarla in gita scolastica.

Il film forse vorrebbe giocare sul senso stesso delle parole “Responsabile delle risorse umane” il cui personaggio, il Responsabile, trovandosi ad affrontare un lungo viaggio imprevisto trova il tempo di dimenticare una situazione personale e lavorativa, che come spesso succede, ci allontana dalla propria umanità e solo il distacco da quell’alienamento quotidiano ci permetterebbe di ritrovare in noi quelle risorse umane che in quanto esseri umani tendiamo a dimenticare a causa dell’esser gettati in un modo che ci dis-trae e ci porta in una situazione diversa da quella originaria.

Intenzioni a parte, in realtà il film è grossolano e per niente divertente anche se in certe situazioni parrebbe volerlo essere. E’ invece un film assai irritante e inconcludente.

Una stella.

sabato 11 dicembre 2010

TRE ALL' IMPROVVISO di Greg Berlanti




Tre all'improvviso

REGIA: Greg Berlanti.





ATTORI:

Katherine Heigl

Josh Duhamel

Josh Lucas

Christina Hendricks

Melissa McCarthy

TITOLO ORIGINALE: Life As We Know It.

GENERE: Commedia

DURATA: 112 min

E’ la solita commedia sentimentale di Hollywood, infarcita di litigi di amore e sesso, in cui all’inizio ci si odia ed alla fine ci si ama.

Holly ed Eric si incontrano per un appuntamento combinato da una coppia di amici comuni, ma lui ha l’ego ipertrofico dello stronzo e lei quello della femminista che non scopa da un bel pezzo. Può un simile appaiamento funzionare? Parrebbe proprio di no. Ed infatti i due si odiano fin dal primo momento. Ma cupido non sembra pensarla allo stesso modo.

Infatti a causa della coppia di amici comuni a cui sono fortemente legati i due devono continuare a frequentarsi e a becchettarsi ogni volta che si incontrano. Ma nonostante i loro dispettucci, Cupido comincia, loro malgrado, a tessere la trama (crudele) che li porterà ad innamorarsi perdutamente.

Il primo colpo Cupido lo infligge quando in un incidente di macchina la coppia di amici comuni muore, lasciandogli, a completa insaputa di Holly ed Eric, l’affidamento legale di Sophie, la loro figlioletta di poco più di un anno.

Cupido è crudele, è vero, ma gioca il suo gioco.

I due, nel momento di dolore e smarrimento, cominciano a vedersi con occhi diversi: lui diviene un po’meno ipertrofico, lei un po’meno acida.

Così pur non piacendosi si trovano a vivere sotto lo stesso tetto (la casa che era dei genitori di Sophie) e a vivere una vita da genitori surrogati per via di una bambina che è stata loro affidata senza che l’avessero mai saputo.

Gags scontate, risate poche e pateticità tanta servono a dar vita alla parte centrale del film costruita all’insegna di “Tre Scapoli ed un Bebè” di Leonard Nimoy (1987). Su quello stile il film va avanti. E fra dispetti vari, fra pianti e cacche varie e con l’aggiunta del diversivo degli amanti che sia Holly che Eric non disdegnano pur di far ingelosire l’altro (lui ama le bionde che rimorchia al supermercato e lei il pediatra che aveva rimorchiato nel suo negozio di alimentari e dolciumi) si assiste al lento, faticoso ma fatale lavoro di Cupido.

Alla fine Cupido avrà la meglio ed i due finiranno a letto insieme e si innamoreranno per sempre. A quel punto il cinico Cupido sorride e rimette le frecce nella faretra. Il suo lavoro è finito tutto il resto è normale amministrazione.

Normale amministrazione è anche il film, perché fatti tutti i conti è una specie di fiera dei sentimenti tanto patinati quanto scontati.

Una stella.

martedì 7 dicembre 2010

Intervista a Bill Emmott - ex direttore de "The Economist"


Bill Emmott: “Sì, l’Italia può risorgere Adesso continuate così”



Nella foto, Bill Emmott ai tempi della direzione dell’Economist



Dopo aver letto il tuo libro, Bill, mi sorge spontaneo pensare che in fondo, volendo, del buono lo si trova dappertutto…sei persino riuscito a trovare del buono nella classe politica italiana!


«Certamente che si può trovare del buono dappertutto ma la difficoltà maggiore sta nello stabilire che spesso la “la buona Italia” e “la mala Italia” co-esistono all´interno della medesima gente e delle stesse organizzazioni. Questo vale soprattutto per la politica. Quello che dunque valgono sono le circostanze e le incentivazioni. Non è solo una questione morale».

Tu davvero vedi possibile un nuovo Rinascimento/Risorgimento italiano?


«Ho sempre creduto che Rinascimento e Risorgimento siano possibili. E credo anche che oggi un “Risorgimento” debba soprattutto consistere nella rimessa in circolo della flessibilità e del dinamismo che l´Italia ebbe nel 1960 e 1970. Non rappresenterebbe dunque un cambiamento completo, ma si tratterebbe di riportare in vita vecchie forze e spinte».

Un attore italiano, Elio Germano, dedicò il premio di Cannes come migliore attore «all´Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere il paese migliore nonostante la loro classe dirigente». Il tuo libro sembra in ogni senso confermare la frase di Germano…

«Sì, davvero la mia speranza è che il mio libro incoraggi gli Italiani, in patria e all´estero, a lavorare sodo per impegnarsi a rendere la loro nazione migliore, più forte e prosperosa. Dopo tutto ho trovato numerosi gruppi che già si muovono in questa direzione: il mio libro intende lodarli e omaggiarli. Ma ne occorrono ancora di più e ci vuole ancora molto lavoro in questa direzione».

Leggendo il libro mi pare più che evidente che gli imprenditori siano l´unica classe sociale veramente innovativa in Italia. In particolare quando parli di Cucinelli…

«Beh, gli imprenditori sono sempre per definizione innovatori: cercano sempre di creare qualcosa di nuovo. Ci sono persone che vogliono investire le loro vite fuori dal vecchio sistema, da un modo vecchio di fare gli imprenditori e da una burocrazia altrettanto vecchia. Sono dunque una fonte di cambiamento e di ispirazione. Gli ostacoli che soprattutto devono fronteggiare aiutano a definire il problema: se tali impedimenti potessero essere diminuiti allora ci sarebbe più innovazione e sviluppo. Un grosso ostacolo è la legge sul lavoro che finisce per scoraggiare molti imprenditori ad assumere più di 15 persone».

Le figure imprenditoriali che tratteggi nel libro oltre ad essere innovative mi sembra che rappresentino un bell´esempio di capitalismo etico. Non è che in Italia il capitalismo sia più etico che altrove?

«Non credo che il capitalismo italiano sia generalmente più etico che altrove. Credo però che la storia del capitalismo italiano sia stata di maggiore confronto rispetto ad altri paesi europei e che in Italia vi sia perciò un diffidenza verso il capitalismo più diffusa che altrove. Così gli imprenditori che mostrano che il capitalismo possa essere etico e co-operativo sono persino più importanti in Italia».

Dell´immigrazione non parli molto nel tuo libro. Mi piacerebbe sapere come vedi la crescita vertiginosa dell´immigrazione: una spinta positiva per l´economia italiana o il rischio di un aumento della conflittualità e di un ulteriore frammentazione del già frammentato consenso sociale che è il fondamento e la forza delle economie emergenti?

«L´Italia era atipica prima del 1990 nel non aver avuto una grande immigrazione: molto meno della Francia o Germania, per esempio. Ora, dal 1990, si è allineata con una percentuale di residenti nati all´estero che è passata da un virtuale 0% della popolazione al quasi 7% di ora. Che è comunque ancora inferiore al livello della Francia e della Germania. Io credo in verità che questo sarà un grande beneficio per la nazione, rompendo il circolo spesso chiuso della società Italiana e fornendo una nuova fonte di nuovo vigore imprenditoriale. Durante la sua storia l´Italia ha spesso avuto fenomeni consistenti di immigrazione, in parte a causa dei suoi non ben definiti confini e perché non esisteva una definizione di “italiano”. Personalmente credo che ci sia sempre un rischio di conflitto quando un gruppo migra verso un altro luogo, ma può essere affrontato e controllato, e tuttavia l´immigrazione va vista in ultima analisi come un fatto positivo».

Tu individui il limite dell´imprenditoria italiana nell´incapacità, sovente, di saper camminare da soli in quanto eternamente dipendente dallo Stato. Ma non è questo il riflettersi del ben più profondo schema della dipendenza cattolica da una figura superiore (il prete, il cardinale, il vescovo, il Papa, il Cristo) che sempre ci deve indicare il da-farsi o il non-potersi-fare. In fondo gli italiani per questo, forse, rimangono un popolo immaturo e popolato di bamboccioni. Confindustria, i sindacati, l´ordine dei giornalisti e le infinite gilde che si moltiplicano all´infinito non sono forse il più chiaro segno di questo transcendens che attraversa tutta la cultura e società italiana per tutta comprenderla?

«In questo caso è difficile per un outsider giudicare in modo competente. Ma la mia interpretazione sarebbe però un po´ diversa. E´ che la storia italiana, con le sue numerose invasioni, cambi di regime e conflitti, ha prodotto un individualismo paradossale: una società dove la gente persegue un´autonomia individuale, creando le proprie realtà e protections in modo da assicurarsi la propria sopravvivenza, ma che anche risponde a questi cambiamenti creando gerarchie e regole per dotarsi di un altro tipo di protection - una protection che di per sé riduce la libertà individuale. C´è una battaglia fra individualismo e rigidità: alcune delle attuali difficoltà che l´Italia si trova ad affrontare in economia nascono appunto da un´eccessiva rigidità».

Concordo con te che l´Italia è un paese culturalmente stantio che manca di una visione globale dell´azione. A mio avviso questo è soprattutto colpa di una sinistra che ha saputo solo vivere e replicare stando all´ombra di Berlusconi senza saper portare contributi nuovi e freschi in termini di idee; vivendo solo di schemi retorici, preconcetti e governata da dinosauri veramente da rottamare ormai. “Sinistra” in Italia ha sempre significato progresso ed innovazione, amore per la cultura… ma dove sono oggi i Gramsci, i Pasolini, i Calvino…?

«Credo che la sinistra abbia seguito Berlusconi non solo nell´autodefinirsi in opposizione a lui, ma anche nel copiare la sua idea artificiale di una politica bi-polare di due grandi blocchi politici. La legge elettorale ora incoraggia questo grazie al “majority premium”. Ma è artificiale: il centro destra è diviso fra nord e sud, mentre la sinistra è divisa fra conservatorismo e progressisti liberali. Convivono nello stesso partito ma non potranno mai andare d´accordo. Questo è il motivo per cui io vedo di buon occhio una riforma della legge elettorale, eliminando il majority premium e riconoscendo che in Italia la politica è frammentata e la riforma richiede la costruzione di un consenso ampio».

Gli esempi che porti di imprenditori, sono imprenditori veri proprio perché completamente sganciati dalla politica, unicamente dediti alla propria azienda. Uno scrittore engagé raramente è un grande scrittore e probabilmente un imprenditore troppo dedito alla politica non è mai un grande imprenditore. Insomma, uno che fa l´imprenditore non può mai stare né a destra né a sinistra ma deve stare con la sua azienda e le sue idee. Ho correttamente interpretato l´idea emersa dai tuoi incontri con gli imprenditori italiani?


«Sì, credo che un businessman debba scegliere: guidare la propria azienda o fare politica. Devono essere o l´uno o l´altro ma mai tutt´e due».

Il tuo libro si intitola “Forza Italia - come ripartire dopo Berlusconi”. Ma davvero tutti i problemi dell´Italia sono da attribuire a Berlusconi?

«No, naturalmente no. Come sostengo nel mio libro Berlusconi è sintomo e causa allo stesso tempo: egli è un esempio estremo di Mala Italia, l´Italia che persegue monopoli e cartelli, che infrange le leggi quando le aggrada e che usa il potere dello Stato per i propri interessi, ma certamente non ha inventato queste caratteristiche che non scompariranno automaticamente e facilmente dopo la sua uscita. Secondo la mia opinione ha però contribuito a diffondere maggiormente questi atteggiamenti, dando esempio dall´apice del governo e stabilendo uno strumento di sistematica distorsione della verità (talora facendo uso di evidente menzogna), supportato dal suo controllo dell´informazione televisiva, che ha minato la verità e il pluralismo».

Da quando hai pubblicato il libro, gli eventi successivi ti hanno in qualche modo portato a riconsiderare qualcosa rispetto alle tesi del libro precedentemente uscito?


«No, non ancora. Gli eventi successivi mi hanno fatto solo approfondire la mia ricerca, sul sistema universitario, per esempio, o sulle discussioni relative al programma “fabbrica Italia” della FIAT».

Bill, ma perché tutto questo amore per l´Italia? Davvero grazie a Berlusconi, come affermi nei ringraziamenti alla fine del libro?


«Berlusconi ha dato il via al processo, attraendo la mia attenzione e obbligandomi in un secondo momento ad un impegno personale. Ma poi l´Italia mi ha sedotto, unitamente ad una crescente emozione di scorrettezza e ingiustizia: che è scorretto ed ingiusto che così tanti italiani siano pessimisti e fronteggino così tanti ostacoli nella loro vita, soprattutto le generazioni più giovani».

lunedì 6 dicembre 2010

LE LIBRERIE DI FIRENZE: Edison





LE LIBRERIE DI FIRENZE: Edison (Piazza della Repubblica27/r - 50123, Firenze Tel: 055/213110)









LIBRI: discreto il reparto libri in Italiano; modesto quello in lingua inglese che più che altro tiene bestsellers; inesistenti i libri in lingua spagnola e francese (voto complessivo 7)
COMMESSI: abbastanza anonimi, seppure disponibili (voto: 6 e mezzo)
GENTILEZZA: abuona (voto sette e mezzo)
DIRETTORE/RESPONSABILE: non conosciuto
AMBIENTE: la Edison è stata la prima vera libreria caffè a Firenze che ha inaugurato un ambiente bellissimo. Purtroppo ora la libreria avrebbe bisogno di un restyling perché è diventata piuttosto trasandata e anonima, seppur conservi ancora un buon colpo d'occhio (voto: 7)
COMFORT: di tutte le librerie di Firenze è quella che offre più confort (voto 7)
BAR: nulla di speciale il servizio. Tuttavia il bar offre una bella vista su piazza della Repubblica ed hanno il grande merito, a differenza della Melbookstore (sic!!), di non mandare via la gente dai tavoli: il che non è poco! (Voto 8)

sabato 4 dicembre 2010



Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

REGIA: Woody Allen







ATTORI:

Antonio Banderas

Josh Brolin

Anthony Hopkins

Gemma Jones

Freida Pinto.

Titolo originale You Will Meet a Tall Dark Stranger

GENERE:Sentimentale

DURATA:98 min

Definirei questo film la fiera delle piccole e grandi crudeltà inavvertite. Un film che inizia con una musica cullante e con un citazione da Shakespeare, per introdurre il tema della crisi delle coppie. Coppie di settantenni (Alfie + Helena) che non accettano di invecchiare e si separano; coppie di quarantenni (Roy + Sally) che non accettano la realtà ma sempre pensano a quello che loro non hanno e invidiano gli altri che invece lo hanno.

Nonni in attesa di un figlio da prostitute di professione; figli in attesa di figli da mogli autentiche; scrittori falliti e scrittori promettenti a cui magari rubare l’opera; artisti che suonano in camera e artisti che ascoltano altri artisti suonare in camera guardando dalla finestra.

Tutto il film si muove leggero sulle note di Boccherini con continui spostamenti di camera da un personaggio all’altro, a significare un passaggio narrativo da un Io ad un altro Io.

Un film che ti getta in faccia il sudore ed il dolore di una vita di eterni fanciulli dalle eterne promesse che mai si realizzano ma nel frattempo invecchiano nel girotondo delle loro vuote quanto crudeli pianificazioni. Personaggi che vivono di un incanto corporeo che li guida quali animali dotati di senso e di chiacchiera soprattutto. Coppie che girano in tondo senza nemmeno intuire il perché delle loro esistenze capaci solo di sottomettersi al principio dell’edonismo a cui pagano pegno e non avvertono il senso del ridicolo del loro passaggio inavvertito in questo mondo.

Più belle le intenzioni filosofiche che sorreggono il film che il film in sé.

Due stelle e mezzo.

LE LIBRERIE DI FIRENZE:Feltrinelli International


LE LIBRERIE DI FIRENZE:Feltrinelli International (Via Cavour 12/R)

LIBRI: molto fornito il reparto di libri in lingua originale, soprattutto buono quello in spagnolo, francese e tedesco. Discreto quello in lingua inglese (voto 8)
COMMESSI: benché sotto stress per il tanto lavoro rispetto alle unità lavorative i commessi sono sempre molto gentili, disponibili e competenti (voto:8)
GENTILEZZA: alta (voto 8)
DIRETTRICE/RESPONSABILE: sempre scontrosa (voto 6)
AMBIENTE: angusto (voto: 6)
COMFORT: inesistenti (voto 4)
BAR: la Feltrinelli (non solo International) si muove ancora su schemi tra il supermercato o la vecchia libreria, quindi per loro il bar non è rilevante. Rilevante è invece la politica, che perseguono - purtroppo - quasi tutte le librerie di riempire gli spazi, già di per sé di modeste dimensioni, con un numero sempre crescente di scaffalature, per cui il cliente alla fine viene costretto al mordi e fuggi: purtroppo in Firenze (e non solo) il cliente è solo una rottura di scatole. Meno rimane in libreria meglio è. Politica completamente sbagliata. (Voto 0)

venerdì 3 dicembre 2010

LE LIBRERIE DI FIRENZE: MEL BOOK STORE


LE LIBRERIE DI FIRENZE: melbookstore

LIBRI: poco fornita (voto 6)
COMMESSI: stressati, forse a causa del lavoro e della direzione (voto:6)
GENTILEZZA: scarsa (voto 5)
DIRETTRICE: poco disponibile e non molto gentile (voto 5)
AMBIENTE: bello (voto: 8)
COMFORT: mediocri (voto 5)
BAR: qui è veramente da ridere. Si deve consumare a tempo. Se prendete un caffè dopo 15 minuti vi mandano via per far posto ad altri. Ma perché non aggiungono più tavolini? Servizio e gentilezza scarsi (voto 4)